• 3348308891
  • dgtpi@italink.net

Archivio dei tag Sacrificio

Precedenze in diagonale

Prima di scrivere questa analisi mi sono arrovellato nel dubbio: il Lettore non vorrà leggere in questa seconda partita mia consecutivamente pubblicata una sorta di “superbia da Prima Scacchiera Interplanetaria”? Ci ho dunque riflettuto un bel po’, poi ho deciso di pubblicare proprio questa partita. I motivi sono molteplici:
1 – è l’unica partita (oltre quella di Alex) di cui sono in possesso, e poiché la sfera di vetro è in riparazione non posso indovinare le mosse delle altre partite [che, ricordo, vanno indirizzate qui: dgtpi (chiocciola) italink punto net];
2 – è una partita secondo me molto pregevole sotto il profilo estetico e anche abbastanza istruttiva, e sono certo che il mio bravissimo avversario Paolo “Akon” Marcelli è d’accordo con me;
3 – è un esempio di come la logica dei motori scacchistici sia completamente distante dal pensiero umano.

Partiamo subito dalla terza considerazione. Nonostante di solito io cerchi di NON usare i motori,

Campionato Provinciale a Squadre: punto. E a capo. – 6a giornata

Il 26 Gennaio 2019 è una data che resterà impressa a lungo nella memoria degli Scacchisti del Lazio Meridionale: dopo un percorso entusiasmante lungo due mesi, si è concluso il I Campionato Provinciale a Squadre in quel di Sora, ospiti della splendida cornice di Bibliote’. Scontata la vittoria finale di Cassino già dalla penultima giornata, ci si sarebbe magari aspettati un generale rilassamento. Invece, i giocatori hanno messo in campo la solita verve, dando fondo alle risorse tattiche e strategiche pur di prevalere. La dimensione più nobile del Nobil Giuoco si è manifestata in maniera straordinaria, evidenziando il contrasto fra il gioco tecnicistico di élite attuale e l’entusiasmo cappellaro dei cosiddetti “amatori”. E sia chiaro: le 100, 1.000, 10.000 “Immortali” di Pinco (NC) contro Pallo (3N), giocate ogni giorno nei peggiori bar di Caracas (cit.), hanno una qualità intrinseca infinitamente superiore alle ineccepibili partite di un mondiale così sciapo, da dare l’impressione che il sale in casa sia finito… È solo nostalgia quella che mi spinge ad amare allo spasimo le finali giocate da Capablanca, Alekhine, Euwe, Botvinnik, Bronstein, Smyslov, Tal, Petrosjan, Spasskij, Fischer, Karpov e Kasparov, oppure il sapore di quei match mantiene intatto il retrogusto di un gioco inimitabile, che l’imitazione umana dei motori rischia di svilire?

Per venire a noi, i Black&Decker di Cassino hanno sbancato di nuovo, battendo l’ottima Atina per 2½ a 1½. In prima scacchiera ho dovuto schierare me stesso, a furor di popolo. Oddio, più che altro perché i giocatori erano finiti… e meno male che Paolo Marcelli era rimasto incantato da Akon, sennò -per rimanere in tema musicale- col piffero che gli facevo ballare l’hully-gully come avvenuto in partita! In seconda Gambelli liquidava il combattivo Rufo, lasciando però una domanda in sospeso: perché si sono messi a giocare una semi-lampo, se avevano un’ora a testa? Patta combattuta ma non piatta fra Notarangelo e Fazio, mentre in quarta scacchiera Roberto Di Vizio concludeva il suo prestito oneroso agli Atinati battendo in un’apertura -ehm…- eccentrica Marino Junior, al quale hanno poi spiegato che il torneo non era un 3+0, ma uno a tempo lungo: “Cavolo, non me lo potevano dire due mesi fa?”, ha esclamato il Principino, dardeggiando un’occhiata di severo cipiglio all’inefficiente genitore.

Il momento della premiazione della città Campione: Daniel Caira consegna ad Alessandro Fabio Marino l’ambito trofeo. Gli altri sogghignano, pensando all’assente Maestro.

Dall’altra parte, i cavalli di Frisia di Valcomino hanno purtroppo ceduto davanti all’assalto all’arma bianca con forbici, cesoie, lambrusco, rose, coltelli e pop-corn dei Sorani, nonostante la stoica resistenza (sfociata in patta) messa in atto da Caira contro Pantano, che pur avvinghiando alla carotide il giovane avversario, non è riuscito a scavallare i frangiflutti di Daniel. Operazione Tempesta, invece, riuscita da Di Gasparro, anche se l’ottimo Mancini non perde il solito sorriso sotto i baffi del cappello… o era il cappello quello che stava sotto i baffi?

Concludendo, concludendo: “Vince Cassino col sigillo Bianco&Nero“. Anche senza la montagna, Sora ci guadagna, scavalcando Atina al secondo posto, mentre Valcomino chiude in quarta posizione. Ma guardiamo il lato positivo: Mancini and co. sono i primi! Partendo dal basso, naturalmente: ma non lo dice anche il Vangelo: “Beati gli ultimi, perché saranno i primi”?
Battute a parte, un ringraziamento sentito va indistintamente a tutti coloro che hanno patecipato, a qualunque titolo, a questo torneo. Tutti speriamo che sia stato un buon viatico per l’imminente Campionato Italiano a Squadre, dove il nostro Circolo è chiamato a importanti conferme. Dopo la sofferta salvezza di due anni fa, e quella tranquilla con vista-promozione in B l’anno scorso, le ambizioni non possono essere più nascoste. Per quanto mi riguarda, spero di mantenere un’imbattibilità (ormai lunga 21 mesi), che mi onora; ma soprattuto spero di fornire un utile contributo alla causa. E auguro ai più giovani della squadra “Juniores” (non me ne vogliano gli altri) i migliori successi, finalmente: lo meritano, e ne hanno le capacità. Sono infine certo che i Veterani degli Anni ’70, a cominciare dal Maestro Sergio Sollima, continuando con Pantano e Catracchia, sapranno spiegare efficacemente il concetto di “classe” ai futuri (malcapitati) avversari. Aspettando il Presidente, naturalmente, che non si è troppo sprecato in questi mesi. Ma si sa: l’insegnamento assorbe. I discenti assorbono. Il docente invece si dissecca. 😀

PS: siamo pronti per una seconda edizione, magari allargata? Su, dai!

Menzione speciale per l’unica Signora in lizza: Giovanna Porretta![/caption]

 

 

La Donna Scandinava

Il 21 Dicembre è il solstizio d’inverno. Chiamatelo come volete: “Alban Arthuan” (ovvero “la rinascita del Dio Sole”) come i Celti; “Yulè” (ovvero la “ruota dell’anno”) come i Germani; “Jul” (“ruota solare”) come i Norvegesi o “July” (“tempesta di neve”) come i Finnici; “Juvla” come i Lapponi o “Karatciun” (il “giorno più corto”) come i Russi: non cambia nulla, è il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno per l’emisfero Nord. Ed è l’inizio dell’inverno… E come celebrare l’inizio dell’inverno, se non con l’apertura più settentrionale di tutte?
La Difesa Scandinava non ha mai goduto di vasta popolarità, anche se la sua recente adozione da parte del Maestro Sergio Sollima rischia di rinverdire l’interesse, in verità mai sopito, per questa apertura. Si tratta di una sequenza molto antica, non priva di pregi (il compianto ed estroso danese Bent Larsen -uno dei più forti giocatori occidentali del secolo scorso, scomparso nel 2010 per un’emorragia cerebrale- amava definirla come un miglioramento della Caro-Kann, e con essa sconfisse a Montreal nel 1979 il Campione del Mondo Anatolij Karpov), ma decisamente poco giocata. Infatti, le statistiche mostrano che è solo la

Un Akiba mancato

Nello straripante mondo delle aperture scacchistiche un ruolo poco conosciuto è giocato da quello che molti chiamano “Attacco Rubinstein“, in onore del grandissimo Akiba, che iniziò a giocare la variante (oggi nota come D04 secondo la classificazione dell’Enciclopedia, anche se moltissime sono le trasposizioni possibili) con frequenza a partire dai primi anni del ‘900. Più che di “attacco”, in effetti, si dovrebbe chiamare “sistema”, poiché un suo cospicuo vantaggio -non trascurabile in un periodo storico in cui la mole di teoria è diventata proibitiva anche a livelli medi- è quello che le sue prime 10-12 mosse possono essere giocate dal B praticamente con il pilota automatico. Non che siano impossibili variazioni sul tema, naturalmente, ma, in linea generale, lo sviluppo del B segue una sequenza spesso sempre uguale. Questo non significa che la lotta possa essere meno interessante, anzi: l’apertura è ricca comunque di possibili elementi strategici di estremo rilievo e grande varietà per entrambi i colori, e nel mediogioco può esplodere all’improvviso in attacchi violentissimi praticamente in ogni zona della scacchiera.

Non è andata così in questa partita: il B decide di entrare in una continuazione forse leggermente inferiore, ma conserva una sostanziale parità. Uno dei problemi della Rubinstein è che la complessità dei temi strategico/posizionali rischia di essere assai “time consuming“; la sensazione di essere comunque in una botte di ferro, specialmente per il B, è spesso forte, al punto che i due elementi

Sulle sponde del Volga

Credevate che ci occupassimo soltanto degli alieni sulle 64 caselle? Eh, no! Anche gli scacchi dei comuni mortali hanno un fascino particolare, specialmente se di fronte si siedono due generazioni di scacchisti. Da un lato, con il B, Alex Melchior, forte Candidato Maestro in rapida ascesa, campione di quella Minturno che tante nidiate di eccellenti giocatori sta sfornando. Dall’altro, col N, il sempreverde 1N Sergio Sollima, il cui nome, a Cassino e in provincia di Frosinone, è assoluto sinonimo di “scacchi“. Non a caso io, che di fatto sono il prodotto del suo affettuoso ammaestramento, e mio figlio lo chiamiamo “Il Maestro“.

Durante il 1° torneo sociale “La Torre” ad Atina, i due si sono incontrati per la prima volta sulla “lunga distanza”. Ne è uscita una partita “difficile” e molto interessante, che -inviata da Sergio in risposta al mio invito- propongo qui, con analisi mie. Mi aspetto sia commenti, che -soprattutto!- correzioni.
Buon divertimento!

Fischer-Karpov 1975, la sfida che manca

Tutti conoscono la storia del mancato match fra Bobby Fischer, l’uomo che sconfisse un sistema, e il grande Anatolij Karpov, lo scacchista di ghiaccio. Dopo aver stravinto la sfida del secolo contro Boris Spasskij nel 1972, l’americano si eclissò completamente dalle scene, scacchistiche e non. Giunse il momento di difendere il titolo mondiale, secondo il consueto calendario triennale della FIDE, e fu a quel punto che accadde il fattaccio.

Da Wikipedia:
«Nel 1975 giunse il momento in cui Fischer dovette difendere il titolo contro Anatolij Karpov. Fischer non aveva giocato una sola partita ufficiale da quando aveva vinto il titolo e stese delle condizioni vincolanti per il match. La FIDE accolse diverse delle sue richieste, ma non accettò quella sul come l’incontro sarebbe stato vinto. A partire dal congresso FIDE del 1949, la regola era che gli incontri del Campionato del Mondo erano composti di un numero massimo di 24 partite, con vittoria al primo giocatore che otteneva 12,5 punti. In caso di parità sul 12 a 12, il campione in carica manteneva il titolo. Fischer sostenne che questo sistema incoraggiava il giocatore in testa a pattare le partite, il che non era un bene per gli scacchi. Egli propose un incontro con un numero illimitato di partite, con il primo giocatore che arrivava a dieci vittorie come vincitore, le patte non contavano. In caso di punteggio che arrivava sul 9 pari, il campione (Fischer) avrebbe mantenuto il titolo. In effetti ciò significava che Fischer aveva bisogno di vincere nove partite, mentre Karpov ne doveva vincere dieci. La FIDE non accettò queste condizioni e quindi Fischer rinunciò al titolo. Karpov divenne campione per abbandono dell’avversario».

Tutti si sono sempre chiesti come sarebbe andato il match; parecchi sono convinti che il sovietico avrebbe avuto la meglio. Manca qualsiasi controprova, ma c’è chi si è divertito a far disputare fra due motori il confronto, assegnando dei “parametri di personalità” alle macchine. È andata che, sulle 8 partite,