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Sulle case nere…

Sulle case nere…

Quando, ormai molti anni fa, cominciai a prendere gli scacchi con una certa serietà, mi trovai nell’ovvio probema di tutti i principianti: “E mo’ come apro?”. Ero regolarmente preso a pallate (come si dice nel tennis, altra passione giovanile) dal Maestro che, oggi, immagino sogghignasse sotto i baffi ogni volta che mi stracciava: e succedeva ogni santa volta, per circa due anni… Una volta, solitamente il sabato, su qualche “lampo” e una partita a tempo lungo; tutte le altre volte, quando ci incontravamo al leggendario circolo “Aaron Nimzowitsch“. Per quasi due anni e mezzo non riuscii non dico a vincere, ma nemmeno a pattare neanche una partita-che-fosse-una! E non dimenticherò mai quando, a casa sua, riuscii, alla fine di giugno (era uno degli ultimi incontri casalinghi programmati), a batterlo. Sospetto ancora che l’abbia fatto apposta… Ma in tutti gli altri incontri, per tanto tempo furono botte. Anzi, come si dice dalle parti mie, “mazzate alla cecata“. E non è che io fossi così fesso: per esempio, nel 1984/85 organizzammo dopo tanto tempo il torneo sociale. Degli emergenti NC e non solo (ricordo Torrice, Vendittelli, Rizza, Giella, Procacci senior, …) ero già il più forte. Nella manifestazione, su 7 turni ottenni 6 punti, sconfiggendo “bene” il compianto Luigi Cioffi (2N), tutti i miei pari grado, Mario Vallerotonda (3N) e infine strapazzando in una splendida Est Indiana, col Bianco (giocavo quasi sempre 1. d4 all’epoca), il povero Antoniuccio Farina. Che non era esattamente uno sprovveduto, visto che di lì a poco diventò lo spauracchio del torneo di 3N a Gaeta (un torneo bellissimo, splendidamente organizzato e molto comodo per i Cassinati!), vincendolo con un clamoroso 7.5/8. E fui testimone della disperazione autentica del suo più immediato inseguitore, quando scoprì di essere stato accoppiato con lui al 6° turno! Sbiancò, e proruppe, con voce rotta: “No… Farina no…” E chi vinse il torneo sociale di cui parlavo, con 7 punti su 7, quasi meglio di Fischer?  Sergio Sollima. E con chi persi l’unica partita del torneo? Ma perbacco, con Sergio Sollima, ovviamente!

Per evitare di finire ogni volta nel tritacarne, comprai il famosissimo (a quei tempi) “Manuale teorico-pratico delle Aperture” di Giorgio Porreca. E siccome nessuno mi poteva spiegare come andava studiato, e il Maestro mi sorprendeva sempre con aperture diverse (una sera d’inverno mi liquidò con un archeologico Gambetto Evans), pensai che dovessi conoscerle tutte. Così provai a fare 😀 . Devo dire che quel poco di teoria che conosco e che, agli occhi di molti, mi rende un esperto, la imparai allora. La rifinii ovviamente dopo, ma le basi le gettai in quel periodo, sebbene senza ottenere il risultato auspicato, visto che Sergio continuò imperturbabilmente a crocchiarmi. Indipendentemente da Bobby Fischer, decisi comunque che contro 1. d4 mi piaceva l’Est Indiana. La studiai abbastanza bene e la giocai per anni, grazie alla comparsa in libreria del bel testo di Sergio Luppi,
 

che si basava anche sulle idee dietro le mosse e le varianti.
Dopo di che, mi resi conto che la complessità della difesa, la sua connotazione marcatamente tattica, il sangue freddo necessario al Nero, i nuovi piani del Bianco contro l’attacco garibaldino sull’ala di Re non si adattavano così bene al mio stile di gioco e alle mie capacità. Dopo aver tentato un ripiego, sempre in risposta a 1. d4, sull’Ortodossa (in fondo, avevo anche quel libro di Porreca!), restai orfano di difesa per un po’. Finché non mi imbattei (sì, 35 anni fa nei libri di scacchi di solito “ci si imbatteva“, mica come oggi…) nel classico di Gligoric sulla difesa Nimzo-Indiana. Avevo appena finito di studiare per bene “Il mio sistema“; il mio circolo era intitolato ad Aaron… che avreste fatto voi? Avreste scelto o no di studiare la Nimzo-Indiana? Bene, io pure. Si tratta di una difesa dalle molte sfaccettature strategiche, che comincia, com’è noto, con 1. d4 Cf6 2. c4 e6 3. Cc3 Ab4, e il N è più che disposto a cedere la coppia degli alfieri per una forte iniziativa sia sull’ala di Re grazie ad alcune interessanti manovre con i Cavalli, che sull’ala di Donna, approfittando della cattiva costellazione pedonale del primo giocatore. Una difesa, a mio avviso, molto solida e complessa per entrambi i colori, che costringe il Bianco non dico sulla difensiva, ma almeno a stare attento, visto che i finali si risolvono molto spesso a favore del Nero.

Recentemente, nell’orgia elettronica di questi anni, ho acquistato parecchi libri (anche di contenuto non scacchistico) in formato Kindle; 3 o 4 sono sulla Nimzoindiana.

C’è la descrizione di numerose strategie possibili per il Nero, piuttosto dettagliata. Per un sacco di tempo non sono riuscito a decidermi su quale variante (e di conseguenza che piano) giocare: ce ne sono talmente tante! Giusto per darvi un’idea (per i pochi che non l’avessero già), a questo link trovate una sommaria descrizione delle varie possibilità. Basti aggiungere che da sola occupa il 40% del volume E del’Enciclopedia (da E20 a E59), e che molti dei suoi principi sono comunque applicabili alla difesa Bogo-Indiana (in cui il Bianco, nel tentativo di rientrare in un impianto più tranquillo come la Difesa Ovest-Indiana, gioca al terzo tratto 3. Cf3 anziché 3. Cc3, ma il Nero sviluppa comunque il suo Alfiere camposcuro in b4, qui con scacco) e all’interessante Partita Catalana, oggi regno teorico di Bologan (1. d4 Cf6 2. c4 e6 3. g3). Proprio per evitare le complessità strategico-posizionali della Difesa Nimzo-Indiana molti giocatori, specialmente di livello medio-alto, giocano 1. c4 o 1. Cf3.

Gli Autori oggigiorno oscillano nei loro suggerimenti (che si riflettono nel tipo di partite che propongono nei loro libri), generally speaking, fra due strategie principali: quella più classica “delle case chiare“, propugnata principalmente da Emms e Hansen, e quella “delle case scure“, il cui principale sostenitore è stato Hubner e oggi Sielecki. Ci sono poi, per esempio, Ward (che ha una posizione più neutra) e Tangborn, autore di una bellissima (ma monumentale) opera sulla variante Fischer (quella che prevede al 4° tratto … b6 per il Nero).
Nei giorni scorsi ho provato, in una Rapid a tempo “discreto”, i suggerimenti di Sielecki. Non sono entrato esattamente nella variante di Zurigo (il mio indonesiano avversario non ha collaborato più di tanto in tal senso), ma i risultati sono interessanti. Non capita, a tempi medi, di liquidare il Bianco con lo scacco matto in 26 mosse, no?

Una partita che esemplifica piuttosto bene la  varietà strategica e le potenzialità tattiche di una delle difese preferite da Anatolij Karpov. Io ve la consiglio. Come diceva quella pubblicità famosa? “Accattat’vill’!” 😀

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