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(S)Profondo Rosso

(S)Profondo Rosso

Non ho naturalmente il benché minimo dubbio che viviamo in un’epoca, scacchisticamente parlando, lontana anni e anni-luce da quella della mia adolescenza; allo stesso modo, non ho alcun dubbio che Magnus Carlsen sia destinato a essere un fenomeno di rilievo storico. Allo stesso modo, però, sono assolutamente certo che gli Scacchi (con la “S” maiuscola) sono ben altra cosa rispetto quello che viene giocato oggi. Saranno le cadenze? Sarà il ricorso massiccio a ogni livello ai computer e ai motori, con le loro analisi fredde e inumane? Sta di fatto che, personalmente, ho grosse difficoltà a provare un qualche tipo di soddisfazione nell’esame delle partite degli ultimi 15-20 anni. Alla fine del 2018 (come qualcuno ricorderà, avevo ripreso a giocare da circa due anni), ho assistito con curiosità al Campionato del Mondo. Pur non essendone tifoso, pensavo che Carlsen avrebbe vinto senza difficoltà. Quando ho visto l’indecente spettacolo pattaiolo, mi sono cadute le braccia. E pensare che ai miei tempi si criticava aspramente un fuoriclasse come Petrosjan per la sua apparente scarsa verve (ma guardatevi qualche sua partita, e notate invece con quale ferrea logica travolgeva gli avversari), o il match fra Capablanca e Alekhine del 1927 per le troppe patte, oppure quello del 1984-85 fra Karpov e Kasparov (il famoso match sospeso)!

Perciò, ritrovare più o meno per caso partite come quella che propongo ora, fra il grandissimo e sottovalutato Bronstein e Efim Geller (bestia nera di Fischer), riscalda il cuore…

Il risultato finale di Bronstein al 28° Campionato dell’URSS fu identico, come piazzamento e punteggio (9 su 19) a quello dell’anno precedente, e non fu certamente lusinghiero per un Candidato al titolo mondiale. Nella sua partita con Geller (3° classificato ex aequo con l’allora astro nascente Leonid Stein, che purtroppo morì per un infarto a soli 38 anni nel 1973) Bronstein riuscì tuttavia a fornire un’ulteriore prova delle sue capacità combinative, con un’interpretazione a dir poco fantastica della variante Saemisch della Nimzo-Indiana, di cui è sempre stato considerato uno dei massimi specialisti di ogni tempo.

Una breve nota sul titolo: il povero Geller sprofonda nella rapida sconfitta con modalità drammatiche che mi hanno ricordato il famoso film di Dario Argento.
Ora basta chiacchiere, e passiamo ai fatti. Sedetevi comodi, e abbracciate ben stretti i braccioli delle poltroncine. Oppure stringete chi avete a fianco, per farvi coraggio reciprocamente. La proiezione sta per iniziare!

Se non ricordo male, il tipo di matto minacciato era chiamato da Enrico Paoli “Matto delle spalline”.
La cosa interessante delle partite di Bronstein è che, di solito, le più belle durano poco. Insomma, sono adatte anche al logorio della vita moderna.

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