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Primavera al crepuscolo

Primavera al crepuscolo

La garan massa di persone conosce Boris Spasskij solo per il famosissimo e leggendario match del 1972 con Bobby Fischer, sebbene ogni scacchista sappia che in realtà Boris (classe 1938) è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, dallo stile cosiddetto “universale” e in grado di tagliare gli artigli di Petrosjan nel giugno del 1969.
Bent Larsen è meno conosciuto e -anche fra gli scacchisti- meno ricordato; tuttavia era un giocatore di spicco fra la prima metà degli anni ’60 del secolo scorso, fino alla morte per emorragia cerebrale giusto 10 anni fa.
Nel 1973, con 2660 aveva il terzo punteggio Elo nel mondo alle spalle di Bobby Fischer (a quei tempi neo-campione) e dello stesso Spasskij, ed è anche famoso per essere stato asfaltato 6-0 da Fischer nella semifinale dei candidati del 1971, come era avvenuto anche al malcapitato Tajmanov nel turno precedente. Larsen fu un giocatore superbo e altamente apprezzato per la sua estrosità e genialità, che si esplicavano nel trattamento originale di molte aperture e nella rivitalizzazione di varianti considerate confutate, oltre che in una maestria tattica straordinaria. Fu Larsen a ridare nuova linfa alla difesa Scandinava (che egli definiva “il modo corretto di giocare la Caro-Kann”) e innumerevoli aneddoti si ricordano sul suo conto: un paio li vedremo nel prossimo articolo, non voglio svelarvi tutto adesso 🙂 Per mille motivi, dunque, Larsen non dovrebbe semplicemente essere relegato nei libri di storia. Era un giocatore prolifico, ha vinto diverse volte il campionato danese ed è stato un avversario rispettato e temuto nel circuito scacchistico. I suoi sacrifici, spesso scorretti ma sempre spettacolari, la sua sensibilità ricercatrice  ne hanno fatto un vero mito. Sembrava in grado di accendere i fuochi d’artificio sul bagnato. Allo stesso modo, una smodata sicurezza di sé gli costò parecchi successi, specialmente a livello di Campionato del Mondo. Il danese era un vero intutivo: forse uno dei più grandi e paradossali intuitivi mai vissuti.

Vediamo cosa successe fra i due esattamente 50 anni fa. Era il 31 marzo del 1970. A Belgrado, capitale della Repubblica Socialista Federativa Jugoslava e ancora molto lontana dai fatti di sangue di un quarto di secolo dopo, regna il discusso maresciallo Josip Broz detto “Tito”; la Jugoslavia era a quei tempi un Paese-leader dei cosiddetti “Non Allineati”.  Difficile trovare un posto migliore per svolgere l’atteso match a squadre fra l’onnipotente Unione Sovietica e il Resto del Mondo. Spasskij, che non perde una partita dal match mondiale con Tigran Petrosjan e cioè da un anno, gioca in prima scacchiera. Il suo omologo, abbastanza clamorosamente non è Bobby Fischer, ma proprio Bent Larsen, classe 1935, fantasia (anche troppa… ) da vendere. Qui le motivazioni (gossip e non) di questa scelta.
La partita Larsen – Spasskij fu giocata a Belgrado in occasione della competizione dell’URSS contro il resto del mondo nel 1970 . L’allora campione del mondo di scacchi Boris Spasski rappresentò la sua squadra in prima scacchiera contro il danese Bent Larsen . Nel secondo turno ( sono stati giocati su 10 scacchiere 4 turni diversi – il risultato finale fu uno striminzito 20.5: 19.5 per l’URSS); quel 31 marzo 1970, Spasskij ottenne una clamorosa vittoria in sole 17 mosse e per giunta con il Nero contro la variante eponima di Larsen. Purtroppo relativamente poco nota, quella partita è considerata uno delle più grandi e brillanti prestazioni degli scacchi moderni. Vi va di vederla, commentata da un med-lev come me? E allora, andiamo: dura pure poco… troppo poco… 🙁

 

Che partita! Sono sicuro che siamo tutti d’accordo! E se dovessimo esporre il valore didattico (a distanza, per carità, visti i tempi… 🙁 ), cosa potremmo sottolineare?

1 – Sconfiggere un’apertura laterale richiede un forte e determinato gioco centrale;
2 – Bisogna approfittare del vantaggio di sviluppo;
3 – Il ferro va battuto finché è caldo.

Per quanto riguarda la reazione centrale, la chiave di solito è prendere il controllo del centro il più rapidamente possibile per pareggiare. 1. b3 è un’apertura laterale ma solida e si basa su un gioco buono e linaere del bianco. Larsen non ha giocato male oggettivamente, ma decisamente in maniera troppo vaga. Spasskij ha assunto subito un buon controllo del centro con 1 … e5, 2 … Nc6, 3 … Nf6, 5 … Bc5 e 7 … Bf5, dando ai suoi pezzi minori il controllo su tutte le case centrali.
Utilizzando poi un vantaggio di sviluppo sempre più cospicuo,impedisce a Larsen di sviluppare rapidamente i suoi pezzi, un fattore che Spasskij sfrutta spietatamente. Già alla mossa 9 (!) l’esercito di Spasskij è completamente dispiegato e dopo … h5, viene coinvolta anche la torre d’angolo in h8. Al contrario, Larsen ha impiegato troppo tempo a sistemare i suoi pedoni, assistendo quasi implotente all’imminente massacro. Bisogna battere il ferro finché è caldo, e Spasskij e Tal erano maestri assoluti in questo. Non appena conseguivano un vantaggio posizionale, entrambi erano più che felici di abbandonare pezzi a metà battaglia per un obiettivo più importante.

Quindi, val più la pratica o la grammatica? Tattica figlia della posizione/strategia, o strategia sopravvalutata anche ai piani alti? In epoca di computer, quasi tutti hanno la risposta in tasca. Io no. E meno male, sennò avrei smesso di giocare 🙂

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