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Partite (meno note) da ricordare – Sidney Norman Bernstein contro Erre J Effe

Partite (meno note) da ricordare – Sidney Norman Bernstein contro Erre J Effe

Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos, gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvenimur et extollimur magnitudine gigantea. (Iohannes Saresberiensis, Metalogicon, 1159)

Diceva Bernardo di Chartres che siamo come nani assisi sulle spalle dei giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano di loro, non perché abbiamo una vista più acuta o altra particolarità fisiologica, ma poiché siamo sollevati più in alto dalla loro mole gigantesca. (Giovanni da Salisbury, Metalogicon, 1159)

Ho deciso di inaugurare una sezione intitolata appositamente al giocatore da cui la sezione di Cassino (Erre J Effe) prende il nome. Il titolo dice tutto: “Le spalle del Gigante” esprime direttamente l’opinione che ho di Robert James Fischer, del quale giovedì scorso, 17 Gennaio, è stato l’undicesimo anniversario della morte. Una morte tristissima, che lo colse in quella Reykjavik che lo incoronò Campione del Mondo nel 1972, per via delle mille e mille vicissitudini che l’uomo-Fischer attraversò a partire dall’ambivalente data del 1° Settembre di quell’anno, in cui un sogno si realizzò ma una vita si infranse definitivamente e per sempre. Ora forse l’uomo ha trovato il riposo che un’esistenza infelice gli ha sempre negato.

Non intendo in questa sede ricordare i molteplici record, i risultati e le considerazioni che pongono Fischer sul gradino più alto del podio per quella che è la mia valutazione, e perciò non troverete link in questo articolo perché la Rete ne è stracolma, tranne quello a Finale di partita“, un bel libro di Frank Brady (edito per l’Italia da “Il Saggiatore”) in cui viene raccontata in maniera romanticamente rassegnata, ma rigorosa e obiettiva, il Mito del Giocatore e il tormento dell’uomo.
Bobby Fischer scrisse, alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, un libro notissimo, “60 partite da ricordare“, in cui analizzava con una precisione fantascientifica tale da sfidare anche molti motori odierni le sessanta sue partite che riteneva indimenticabili. Se non ce l’avete… beh, vi perdete metà delle attuali conoscenze scacchistiche! Nel 1989, apparve in Italia “Fischer: analisi di un genio“, di Wade e O’Connell. Esaurito ormai da tempo, raccoglie tutte le 805 partite giocate dal Campionissimo, ad eccezione di quelle del 1992 contro Spasskij ma comprese quelle disputate nel leggendario primo campionato del mondo (non ufficiale) blitz, a Herceg Novi nel 1970: e appena possibile pubblicherò queste ultime (magari senza commento), per permettere ad ognuno di ammirare la forza titanica di quest’uomo anche sul tempo breve.
Il senso di questa sezione del sito è riappacificare gli scacchisti con gli scacchi, specialmente in un’epoca in cui esistono macchine schiacciasassi e campioni senza corona; sceglierò, nel corso del tempo (precisiamolo, ché è meglio: di TANTO tempo!), qualche decina di partite di Fischer che a me sembrano meritevoli. Ora, non cominciate a fare la ressa, reclamando la pubblicazione della Fischer contro la Regina Vittoria, oppure di quella in cui Jimmy Chisseloricorda strappò una patta, col N, al futuro campione quando entrambi avevano 6 anni. Come si dice? La scelta è mia e le partite le decido io. Non solo: sono l’unico che può vantare un record superiore a quello di Bobby, che non ha perso una partita per vent’anni. Io sono arrivato a 26, esattamente con i suoi mezzi: non ho giocato più… Se poi il buon Maestro Sergio Sollima vuole opinare la grandezza di Fischer, aspetto qualche sua sezione. Magari Tal quale a questa!

Sidney Norman Bernstein (1911-1992) è stato un Maestro di scacchi americano. Partecipò a otto edizioni del campionato di scacchi open degli Stati Uniti fra il 1936 e il 1961. Era un tipo tosto anche quando era molto anziano, a quanto pare; fautore del gioco spumeggiante, era molto aggressivo. Davanti a un tredicenne Fischer (la partita è del 1956), ha messo in mostra il suo gioco, forse convinto di avere ragione del virgulto. Il risultato? Beh, ha potuto raccontare ai nipoti che un giorno si era seduto a una scacchiera, avendo davanti il futuro Campione del Mondo.

Non è il caso di dire che il buongiorno si vede dal mattino?

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