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Makogonov, chi era costui?

Makogonov, chi era costui?

Abbiamo il primo coraggioso “vero”! Domenico Notarangelo, grandissimo appassionato di scacchi, colonna portante del nostro circolo, linuxaro (o linuxista, o linuxologo… boh? Insomma, gli piace il buon, vecchio Red Hat, altro che Winblows!), mi ha spedito da qualche giorno una sua interessantissima partita. Interessante doppiamente (e per me triplamente): perché ha inviato la partita per email, accompagnandola da poche righe laconiche, da cui però traspare un orgoglio e un’emozione mal celati (“Buongiorno. La mia miglior partita di Sempre 🙂 In allegato il pgn con miei commenti, più che altro la storia della partita! Ho usato Scid.
Ciao.”): è il primo “umano de noantri” che mette nero su bianco (in tutti i sensi, come vedremo) le proprie analisi e i propri tormenti interiori; poi perché si tratta di una variante di tutto rispetto, che porta il nome ostico del forse ai più oscuro Vladimir Makogonov. Ma chi era in effetti costui? Morto quasi novantenne nel 1993, Maestro Internazionale nel 1950 (a 46 anni!), Grande Maestro “honoris causa” dal 1987 ha attraversato, carico di stima, l’intero processo di espansione e crollo della scuola sovietica, non prima di essere stato fra i più importanti istruttori di un certo Garry Kasparov. Il terzo motivo (che Domenico credo non potesse conoscere) è di carattere tecnico e personale: per molti anni, quando facevo finta di giocare a scacchi, la variante Makogonov della Difesa Est Indiana era uno dei miei cavalli di battaglia. Studiando, come B, l’Est Indiana, scoprii la variante Sämisch (5.f3), la variante Averbakh (5. Ae2) e quella Botvinnik (5. Cge2), perché
a) – la variante del cambio (7… dxe5, con cambio molto prematuro delle DD) mi dava un po’ fastidio;
b) – la variante Mar del Plata e quella Petrosjan erano ultra-teorizzate già molti anni fa, ed erano davvero a doppio taglio!

Le varianti “delle case chiare” (come le ribattezzai: fateci caso, il B nelle varianti “non classiche” sviluppa i pezzi solo su casa bianca) sono più chiuse e posizionali, e certamente più fastidiose per il N, che di solito (adottando l’Est Indiana) è un giocatore dal temperamento “Siciliano”. Scoprii per caso, però, che esisteva anche un sistema molto più oscuro, che poneva da subito qualche problema di sviluppo al N: la variante con 5. h3, la Makogonov, per l’appunto. Con questa variante, ai problemi soliti dell’Est Indiana del N se ne aggiungono un altro paio: il sistema del B è molto elastico, e può parare attacchi sia sull’ala di R che su quella di D, in base a pochi principi basilari: 1 – se il N spinge in c5, il piano del B (spesso vincente) è quello di impedire la spinta in b5, per poi sferrare un attacco contro il R; 2- se il N, invece, spinge in e5, va “contrata” la spinta in f5, con controgioco fortissimo al centro e a Ovest. Infine, al N viene posto il problema non secondario di come e dove sviluppare l’A campochiaro, che diventa, più che nella Francese, un’autentica zavorra per il povero N, costretto a una disarmonia complessiva dei pezzi, proprio per l’ingombrante presenza dell’A. Ma è una variante da giocare bene, anzi benissimo. La natura velenosa e violenta dell’Est Indiana è sempre lì, appena sotto la superficie. E se non viene maneggiata a dovere…
Beh, ce lo fa vedere l’ottimo Domenico, quello che succede. Ho lasciato integralmente i suoi commenti, molto istruttivi anche sotto il profilo emotivo (Domenico non racconta la partita; si racconta nella partita, ed è molto diverso!); ho limitato i miei al massimo, e li riconoscerete per la mediocre qualità, nonché per essere scritti in corsivo.

E adesso, dopo questo sproloquio, vediamo di scoprire chi era davvero questo Makogonov (E70)…


Una bella partita, non c’è che dire! I commenti diffusi di Domenico fanno rivivere integralmente la partita, e contribuiscono a chiarire i meccanismi mentali del giocatore di scacchi. Sotto il profilo tecnico, la riprova che l’Est Indiana, specialmente nelle ue varianti più chiuse e posizionali, non è un’apertura da affrontare a cuor leggero da parte di nessuno dei due colori. Personalmente, nonostante fosse la difesa preferita di Bobby Fischer (con cui colse alcune straordinarie vittorie, come quella famosissima contro Svetozar Gligorić), concordo con il giudizio (da lui espresso in maniera alquanto trachant…) del M° Tarascio, secondo cui è un’apertura inadatta alle categorie nazionali.

©® 2018 Erre J Effe, analisi e commenti di Domenico NOTARANGELO, strafalcioni di Fabio MARINO

admin

Un pensiero su “Makogonov, chi era costui?

DomenicoPubblicato in data2:09 pm - Nov 1, 2018

Sono stato fortunato in ben tre frangenti nella partita. Il cambio del piano, la spinta e5 invece di b5, la rinuncia del bianco alla presa en passant. La svista tattica in fase di fusione del nocciolo cervicale 🙂 alla 23 mossa. Peró alla fine soddisfacente, perché ho tirato fuori tutte le risorse per un risultato positivo.!

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