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Il Lato Oscuro della Forza

Il Lato Oscuro della Forza

La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza. Ah… Io sento in te molta paura.

Il vigore di un Jedi scaturisce dalla Forza, ma attento al Lato Oscuro! Rabbia, paura, violenza: sono loro il Lato Oscuro! Veloci ti raggiungono quando combatti! Se anche una sola volta la strada buia tu prendi, per sempre essa dominerà il tuo destino! (Maestro Yoda).

In realtà, questo articolo avrebbe voluto essere il resoconto di un esperimento molto interessante, che in salse diverse parecchi sodalizi scacchistici stanno mettendo in pratica per aggirare le limitazioni dovute all’epidemia di Covid-19. Per esempio, io ho l’onore di far parte della squadra “Robert J. Fischer” del gruppo “Checkline” dell’amico Emanuele Serra, e il venerdì sera alle 21 meniamo (oddio… io ci provo!) botte da orbi per la promozione in serie A, una serie A che si gioca interamente online, sul notissimo sito lichess.org (anche se io, come dico sempre, preferisco Chess.com, che mi permette di sfruttare le funzionalità della mia scacchiera DGT Bluetooth, regalissimo di compleanno di mia moglie, due anni fa, completa di DGTPi (orologio con motori scacchistici) in omaggio.

La settimana scorsa, insieme a mio figlio abbiamo volentieri partecipato a quello che, nelle premesse, sembrava molto interessante: un 25’+20″, da giocare su 9 turni, garantito sia dall’Organizzazione (non è importante e non serve sapere quale fosse), che dalla piattaforma di iscrizione e logistica; anche questo torneo si giocava su Lichess, con quasi 200 iscritti e partecipanti. Bene: mi corre l’obbligo (e il piacere!) di comunicare subito che Alessandro Fabio ha chiuso con l’ottimo punteggio di 4.5 su 9, ottenendo il mio stesso risultato! Però… c’è un però.

Ho avuto un inizio brillante: 2.5/3, poi 4/5. Negli ultimi 4 turni, mezzo punto faticosissimo, e poi un bell’«arrocco lungo», con tre sconfitte consecutive, in cui non ho toccato palla. Alla fine potrebbe anche essere normale: sono arrivato a giocare in 7a scacchiera, e ho iniziato a incontrare avversari più forti che mi hanno battuto. Giusto? Beh, non proprio. Anzi, no. Vediamo perché.

La parola chiave di questo articolo, infatti, è “cheating“: in italiano, imbroglio; in termini scacchistici, bravi giocatori (ma soprattutto brave persone) che online si fanno aiutare da un computer, da un software, da un motore: da una dannata macchina, insomma. Se fosse stato un torneo ICCF, o uno di “scacchi assistiti”, nessun problema: l’ausilio tecnologico è perfettamente legale, in quei casi. Ma questo non era uno di quei casi. Questo problema, nel torneo, si era affacciato fin dai primi turni: 3N sessantenni che bistrattavano, soprattutto con percentuali di errore irrisorie,  CM molto forti in ascesa; addirittura NC che mettevano alle corde, sconfiggendoli, Maestri e Maestri FIDE. Subito individuati, sono stati giustamente espulsi dal torneo. Ma nella seconda metà, il problema è letteralmente esploso. Andiamo per ordine.

Sabato 2 maggio, mattina, ore 10.30, 6° turno. Il mio avversario ha il B; è giovane, qualche decina di punti Elo meno di me. Do un’occhiata alle sue partite precedenti in torneo; incidentalmente scopro che un nickname pressoché identico al suo (il solo cognome, praticamente unico nel suo genere) è stato bloccato da Lichess perché “Questo giocatore si fa aiutare da un computer“. Vabbè, sarà un caso. Ci gioco. Sistema di Londra, partita estenuante benché semplice nella posizione, esco mentalmente distrutto, ma patto. Faccio l’analisi al volo su Lichess (funzionalità tipica del server) e resto a bocca aperta: 4 centesimi di pedone persi da me in media rispetto all’analisi di Stockfish 11, 3 persi da lui. Mi confronto con qualche amico, arriviamo alla conclusione che forse era una variante pattaiola studiata al computer, quasi forzata essendo la posizione lineare. La sera perdo, giocando maluccio anziché no (la partita della mattina mi ha veramente prosciugato: comincio a ricordare perché ho smesso di fare tornei, da quando esiste la formula week-end), ma ho un tarlo in testa… La parte agonistica la faccio breve, perché mi interessa di più il «succhio» 😀 del discorso. La mattina dopo, stessa storia: non entro neanche in partita, seconda botta di seguito. Oh, m’ha fatto malissimo essere partito bene, mannaggia la miseria… La sera, ultimo turno, l’apoteosi: mentre Alex vince la sua partita rapidamente, con un po’ di fortuna e molta astuzia, io affronto un ragazzetto di 11 anni. 1265 punti a tavolino (io, sebbene “stagionati”, ne ho 1876), gioca col B contro di me una Najdorf con una precisione stupefacente, approfitta di una mia impostazione posizionale superficiale, ma fa mosse “strane”, di attesa… soprattutto non indebolisce mai la sua posizione, anzi aumenta spietatamente la pressione sulla mia. E vince. Non me lo spiego: 11 anni, Elo basso, alcune partite a casaccio le avevo esaminate e lasciava pezzi e pedoni in presa, mai giocata la Najdorf e con me pare Fabio Marino che gioca contro sua figlia Ilaria? (NdA: “l’ineffabile Hila“, come l’apostrofa affettuosamente il Maestro, sa solo come si muovono i pezzi). Faccio subito l’analisi su Lichess, e che scopro? Che mentre io ho lasciato sul terreno 38 centesimi di pedone in media, con 3 imprecisioni, 1 errore e 1 errore grave, il bimbo che avevo di fronte ha perso la bellezza  di 12 centesimi di pedone, senza commettere nessun errore… “Int’ a stu fatt’ nun ce veco chiaro”, avrebbe commentato il grande Totò. Con il cipiglio del nobile decaduto, a torneo finito mi metto dunque a controllare le partite dei due avversari più sospetti, che chiamerò il Gatto (il primo, quello quasi pari al mio Elo, autore di vittorie contro gente altamente titolata -me escluso! 🙂 ) e la Volpe, il pischelletto che mi aveva strapazzato all’ultimo turno. Per inciso, ho controllato anche qualche altro miracolato che ho incontrato, ma questi due casi sono i più emblematici.


Il furbo caso del Gatto…

 

 

 

 

 

 

 

 

Incontro questo Gatto della Bassa al 6° turno del torneo. Oltre 1800 di Elo, 15 anni circa; stile di gioco lineare, attento, nulla di che. Ultima partita a tempo comparabile giocata 8 mesi fa, finita patta. Con Fischer? No. Con Larsen? No. Con Westerinen? Nemmeno. Con un tizio valutato da sistema Lichess (che, lo ricordo, non è uguale all’Elo) 1478. Che dice l’analisi del computer? Che il Micetto ha avuto una prestazione molto modesta: ha commesso un errore e un errore grave, perdendo sul terreno una media di 42 centesimi di pedone. Ci sta, qualunque giocatore medio ha quel tipo di valutazione da parte dello sbrigativo Stockfish online. Va bene, sarà stata una giornata storta, magari. E invece no: è la norma quel tipo di prestazioni, per il Gatto. Anzi, pure peggio.
Inizia il torneo online. Ora, è verissimo che a 15 anni si  migliora (e peggiora) drammaticamente in poco tempo. Però qui si esagera! Prima partita, opposto a un avversario “facile”: scacco matto in 31 mosse, 7 centesimi di pedone persi. OK, evidentemente in buona giornata. Seconda partita: furbata, e infatti patta, non irresistibilmente, con una perdita di 24 centesimi di pedone. O forse si era bloccato il motore? Io non lo so, ma alla terza patta di nuovo: 8 centesimi di pedone persi, e nessuna imprecisione. Poffarbacco, il Gatto è forte! Sta ancora giù in classifica, ma disintegra (10 centesimi persi) il suo quarto avversario; poi gioca con me, quella partita “perfetta” da parte di entrambi a cui ho fatto cenno. Infine, il trionfo: salito ormai verso l’alto della classifica, finisce con un 3/3 (battendo avversari ben più quotati, ma di tanto, di me) perdendo rispettivamente nelle singole partite 12, 12 e 15 centesimi di pedone. Il suo curriculum artigliato e felino in questa competizione è migliore di quello di Carlsen: su 9 partite e circa 400 mosse giocate, il Gatto ha commesso “alla bellezza” di 4-imprecisioni-4 e 2-errori-2. Che vi devo dire? Avrò avuto la sfortuna (io e gli altri 8) di incontrare il futuro Campione della Federazione dei Pianeti Uniti. Caspita, potrò raccontarlo ai nipoti.

 


… e l’astuta Comare Volpe

 

 

 

 

 

“Quanta fretta, ma dove corri? Dove vai?”, cantava Edordo Bennato in un album del lontanissimo 1977. Già, perché i compari di solito sono due. Questi forse non stanno in società, ma o’ fatt’ è chisto, statemi a sentire. Undici anni e il computer tanto pieno di tecnologia, 1265 punti a tavolino, ben 1097 nella corrispondenza Lichess, repertorio assai limitato (come sarebbe naturale). Prima partita del torneo, secondo gli standard che ci si aspetterebbe da questo tipo di giovanissimo giocatore: sconfitta e 45 centesimi persi. Seconda partita,pronto riscatto, ma dura solo 10 mosse per via della svistissima dell’avversario. Andiamo avanti? Certo! Come va la terza partita? Vittoria normale, senza ombre (44 centesimi persi, svariate imprecisioni); quarta idem, ma la media dei punti persi già si abbassa, scendendo a 25. OK, il rodaggio funziona! Il talento c’è, la forma la stiamo raggiungendo. Intermezzo della Volpicella con un’amichevole di allenamento, e si sprofonda: con 3 imprecisioni, 2 errori e 47 centesimi persi si ritorna agli standard di sempre. Ma alla sera… come tutti gli animali notturni, il nostro giovanissimo volpacchiotto si trasforma: bang! Vittoria schiacciante, 11 centesimi di pedone persi. Ohibò! Altro che altalena! Ottavo turno: ecchebotto! Il volpicolo asfalta in 27 mosse l’avversario, 13 centesimi persi… Non è che mi devo preoccupare? Lo scopro la sera: per la prima volta il Volpacchiotto gioca, col Bianco, la Najdorf. Deve essersi guardato qualche mia partita (e non c’è niente di male), mi piazza la rara 6. Ad3 alla sesta mossa. Poi, implacabilmente, mentre io metto in atto scelte discutibili lui azzanna alla carotide la mia posizione. Non lascia in presa nulla, non arretra, non esita; si fa anche un paio di quelle belle mosse di attesa che piacciono tanto ai Silicei da Turing in poi (tipo Rh1); alla fine, vince con una sola imprecisione (discutibile, è un tratto in piena apertura) e 12 centesimi persi. Ho rigiocato al computer, subito dopo, la stessa partita, utilizzando un server cloud su cui è montato Stockfish 11. Come? Massì, avete capito: tranne che in due circostanze, le sue mosse coincidevano con la prima scelta del motore.

Morale. In un mondo in cui tutto va online anche per motivi sanitari, è chiaro che la tentazione di farsi dire “Bene, bravo, sette più!” sia altissima. Ma il Lato Oscuro, che accorcia i tempi (c’est plus facile, come Sanbitter), va evitato. Siete giovani, o addirittura piccoli. Fatevi un favore. Studiate e cercate di vincere di vostro, con la vostra testa. Non siete (ancora, e non lo sarete mai, se continuate così) Fischer, sospettato dai Sovietici di influenzare con chissà quali marchingegni Spasskij nel 1972.
E sia chiaro: non sto allontanando da me l’ipotesi di non aver giocato bene, non mi interessa. Ho esposto i fatti, come li ho esposti all’Organizzazione e a Lichess, senza ottenere un cencio di risposta. Alla faccia dei sofisticati (??) sistemi anticheating che i siti di scacchi vantano…

Chi mi legge ha gli strumenti per valutare. Come dite? I nomi? No, quelli no. Però, devo dire che io spesso faccio come JFK: perdono i miei nemici, ma non dimentico mai i loro nomi.

Nel caso in cui qualcuno fosse ancora scettico, ecco un grafico, fornitomi da un caro amico, esperto scacchista e Istruttore. Mette in correlazione Elo, cadenza di gioco e perdite-medie di centesimi di pedoni. Vale. davvero di più un’immagine, che diecimila parole, credo. Il gioco dei Re non può essere ucciso da mocciosi e adulti che imbrogliano. Bisogna trovare una soluzione.

 

 

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