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Dalla Lettonia con… sfortuna

Dalla Lettonia con… sfortuna

Non so quanti conoscano e/o ricordino David Ionoviç Bronštejn. Nato nel 1924 e scomparso nel 2006, è considerato tutt’ora uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi. Fu finalista nel Campionato del Mondo del 1951 contro Botvinnik (che conservò il titolo soltanto per la regola che assegna al Campione in carica la vittoria in caso di pareggio nel match mondiale): a quattro partite dalla fine Botvinnik (si giocava allora sulla lunghezza delle 24 partite) conduceva per un solo punto. Bronštejn riuscì clamorosamente a ribaltare la situazione con due vittorie consecutive, ma nella penultima partita, forzando un finale pressoché patto si trovò in gravi difficoltà dopo l’aggiornamento. All’epoca era d’uso, al termine dell’orario di gioco previsto, aggiornare la partita “mettendo in busta” la mossa; la gara veniva ripresa più tardi o il giorno dopo, dopo lunghe analisi profondamente umane… Sergio Sollima ricorderà certamente un paio di esperienze con Gianni Donarelli a Gaeta 1985 (di cui una contro il MF Ernesto Iannaccone) e un’altra che lo vide protagonista, lo stesso anno, a Barcellona Pozzo di Gotto. Nel 1951, Botvinnik non mise in busta la mossa più forte, ma grazie ad uno studio più preciso e profondo della posizione andò in vantaggio alla ripresa del gioco, riuscendo a concludere il match in parità e a conservare il titolo.

Il drammatico andamento del match del 1951 fra Botvinnik (Campione, che conservò il titolo grazie al pareggio del punteggio) e Bronštejn.

Questa sconfitta formale segnò per sempre la carriera di Bronštejn, che rimase agli occhi di molti un secondo incompiuto. Eppure i suoi contributi agli scacchi sono stati talmente notevoli da non essere da meno di un titolo mondiale. Tra l’altro, conquistò per ben quattro volte la medaglia d’oro alle Olimpiadi con la squadra dell’URSS, ed è stato un grande scrittore di cose scacchistiche: il suo “Il torneo interzonale del 1953” è considerato da molti come il miglior libro di scacchi mai scritto in assoluto.

Dal punto di vista scacchistico, Bronštejn fu un tattico eccezionale. Quasi un neo-romantico in pieno ‘900, era in grado di articolare combinazioni con una naturalezza impressionante, sull’onda di uno stile d’attacco fuori del comune. Qui un 17enne Bronštejn strapazza, nel 1941, in una maniera “ordinaria” il Campione dell’Estonia, Vladas Mikenas. Le enormi capacità tattiche del ragazzino sono chiaramente illustrate da questa partita, giocata durante la seconda guerra mondiale. Il “giovanotto”, che aveva eguagliato il record di Botvinnik conquistando il titolo di maestro a sedici anni giungendo secondo alle spalle del grande Boleslavskij nel campionato ucraino del 1940, cominciava a confermare le previsioni che lo vedevano protagonista del decennio successivo.

Una partita decisamente immortale, tanto più notevole perché giocata da un adolescente. Probabilmente, tenuto anche conto dell’età, soltanto la famosissima D. Byrne-Fischer del 1956 è superiore.
Peccato che, sostanzialmente, Bronštejn ebbe una carriera breve ad altissimo livello, raggiungendo la chance di laurearsi Campione del Mondo soltanto una volta. Pur avendo giocato 1881 partite ufficiali, non ottenne mai un Elo particolarmente elevato. Anzi, secondo gli standard odierni non sarebbe mai considerato un top player: il suo record personale è un “mediocre” (?) 2595, raggiunto faticosamente solo nel 1974, a 50 anni suonati. La domanda però è: quanti degli attuali Super-GM hanno mai prodotto perle di questa rara fattura?
Tenete a mente la posizione alla 16a mossa: il tema capita più spesso di quel che si creda 😉

©® 2019 Erre J Effe, analisi, commenti & strafalcioni di Fabio MARINO

NB: nessun motore o programma scacchistico è stato bistrattato o ha subito violenze per l’analisi di questa partita.

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