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Category ArchiveAvventure in Bianco e Nero

Makogonov, chi era costui?

Abbiamo il primo coraggioso “vero”! Domenico Notarangelo, grandissimo appassionato di scacchi, colonna portante del nostro circolo, linuxaro (o linuxista, o linuxologo… boh? Insomma, gli piace il buon, vecchio Red Hat, altro che Winblows!), mi ha spedito da qualche giorno una sua interessantissima partita. Interessante doppiamente (e per me triplamente): perché ha inviato la partita per email, accompagnandola da poche righe laconiche, da cui però traspare un orgoglio e un’emozione mal celati (“Buongiorno. La mia miglior partita di Sempre 🙂 In allegato il pgn con miei commenti, più che altro la storia della partita! Ho usato Scid.
Ciao.”): è il primo “umano de noantri” che mette nero su bianco (in tutti i sensi, come vedremo) le proprie analisi e i propri tormenti interiori; poi perché si tratta di una variante di tutto rispetto, che porta il nome ostico

Un Akiba mancato

Nello straripante mondo delle aperture scacchistiche un ruolo poco conosciuto è giocato da quello che molti chiamano “Attacco Rubinstein“, in onore del grandissimo Akiba, che iniziò a giocare la variante (oggi nota come D04 secondo la classificazione dell’Enciclopedia, anche se moltissime sono le trasposizioni possibili) con frequenza a partire dai primi anni del ‘900. Più che di “attacco”, in effetti, si dovrebbe chiamare “sistema”, poiché un suo cospicuo vantaggio -non trascurabile in un periodo storico in cui la mole di teoria è diventata proibitiva anche a livelli medi- è quello che le sue prime 10-12 mosse possono essere giocate dal B praticamente con il pilota automatico. Non che siano impossibili variazioni sul tema, naturalmente, ma, in linea generale, lo sviluppo del B segue una sequenza spesso sempre uguale. Questo non significa che la lotta possa essere meno interessante, anzi: l’apertura è ricca comunque di possibili elementi strategici di estremo rilievo e grande varietà per entrambi i colori, e nel mediogioco può esplodere all’improvviso in attacchi violentissimi praticamente in ogni zona della scacchiera.

Non è andata così in questa partita: il B decide di entrare in una continuazione forse leggermente inferiore, ma conserva una sostanziale parità. Uno dei problemi della Rubinstein è che la complessità dei temi strategico/posizionali rischia di essere assai “time consuming“; la sensazione di essere comunque in una botte di ferro, specialmente per il B, è spesso forte, al punto che i due elementi

Niente complicazioni, siamo Inglesi

Renato Verdicchio, classe 1977, è l’artefice principale della rinascita scacchistica ad Atina e nel Cassinate. Sebbene non riesca a dedicare agli Scacchi il tempo che vorrebbe, in pochi anni è riuscito a colmare il gap con i migliori giocatori della Provincia, conquistando una meritatissima 2N. Ma non basta: è un istruttore attivissimo come pochi, e un organizzatore dalle mille e mille idee. Ha riunito intorno a sé un manipolo di irriducibili, che partecipano con grande entusiasmo e risultati non disprezzabili (come l’aver sfiorato la promozione in serie B lo scorso anno) al Campionato Italiano a Squadre, a cui il nostro Circolo partecipa con ben tre squadre (serie C, Promozione e Junior). In questa partita, con il suo stile solido e concreto, impegna a fondo il CM Marco Renzi.
La sua apertura prediletta (l’Inglese) è qui interpretata secondo le sue consuete caratteristiche: Renato ama giocare, se possibile, una specie di Dragone Iper-accelerato a colori invertiti (un tipo di variante di cui so che ha chiesto il copyright), per poi lanciarsi sull’avversario spesso estenuato dalla complessità dei temi strategici dell’apertura. Ma Renzi è un osso duro…

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Sulle sponde del Volga

Credevate che ci occupassimo soltanto degli alieni sulle 64 caselle? Eh, no! Anche gli scacchi dei comuni mortali hanno un fascino particolare, specialmente se di fronte si siedono due generazioni di scacchisti. Da un lato, con il B, Alex Melchior, forte Candidato Maestro in rapida ascesa, campione di quella Minturno che tante nidiate di eccellenti giocatori sta sfornando. Dall’altro, col N, il sempreverde 1N Sergio Sollima, il cui nome, a Cassino e in provincia di Frosinone, è assoluto sinonimo di “scacchi“. Non a caso io, che di fatto sono il prodotto del suo affettuoso ammaestramento, e mio figlio lo chiamiamo “Il Maestro“.

Durante il 1° torneo sociale “La Torre” ad Atina, i due si sono incontrati per la prima volta sulla “lunga distanza”. Ne è uscita una partita “difficile” e molto interessante, che -inviata da Sergio in risposta al mio invito- propongo qui, con analisi mie. Mi aspetto sia commenti, che -soprattutto!- correzioni.
Buon divertimento!