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Category ArchiveAvventure in Bianco e Nero

Mix esplosivo

Marcello Carozzo è un appassionato scacchista con cui condivido amore per i pezzi bianchi&neri e anno di nascita. Da qualche mese, complice il difficile periodo della pandemia, organizza con una certa regolarità dei tornei online (“Santa Sabina On Line – Pensato”) che hanno alcune caratteristiche a me molto gradite. In primo luogo, non ci sono premi in palio, se non l’onore: già questo è, per me, garanzia di onestà e trasparenza, visto che, almeno in teoria, chi decide di giocare lo fa per il gusto di farsi una partita, e non perché vuole vincere l’ultimo numero di “Scacchi e tarocchi” con l’intervista a Francesco De Gregori. In secondo luogo, l’atmosfera da torneo viene facilmente raggiunta grazie all’uso della piattaforma Vesus, che è quella “seria” usata per la gestione e iscrizione di tutti i tornei in Italia. Marcello aggiorna in tempo reale risultati e classifica attraverso una simpatica chat WhatsApp, che rafforza anche i rapporti personali. Poi, è un torneo a tempo medio-lungo: 30’+10″Last but not least, si gioca su Chess.com, il che mi consente di credere di essere davvero in sala-torneo, grazie all’integrazione con la mia magica scacchiera DGT, regalino (costoso…) della mia dolce metà, un paio di anni fa. La prima edizione del torneo, tenutasi fra il 13 Maggio e il 17 Giugno, ha visto la partecipazione di venti giocatori, fra cui due CM e sei 1N, ed è stata appannaggio del CM Alberto Mortola della provincia di Genova (Elo FIDE 1928); la seconda edizione (24 Giugno-29 Luglio), con la stessa artiglieria, ha visto la vittoria, con 5 punti su 6, del 1N Riccardo Montani da Savona; la terza è in corso, e ci sto partecipando anch’io (oh, mi dovrò pur allenare, no? 🙂 ). Stavolta siamo in 26, ma con una 1N in meno: lotto comunque agguerritissimo, e sorprese che -secondo me- andranno avanti fino all’11 Novembre, data dell’ultimo turno.

Dopo aver vinto le prime due partite (col Bianco in 28 mosse proprio contro Marcello, in un Attacco Indiano contro la Difesa Francese; col Nero invece ho battuto, in 29 mosse, il 2N Alessandro Fontana, molto agevolato da una bella festa in famiglia…a casa sua 😉 , in una Najdorf un po’ imbrogliata, in cui il mio avversario ha giocato prima 6. Ae2 della classica Opočenský e poi un’incomprensibile 8. Ae3), mi sono ritrovato in prima scacchiera. Avversario tosto, il CM Giulio Simeone di Roma: insomma, non è che potessi pensare a una passeggiata. Unico, piccolo vantaggio dalla mia parte il fatto di aver scoperto facilmente che sulla mia ormai immancabile 1. e4 gioca la difesa Caro-Kann. Confesso che questa difesa non mi ha mai impressionato; la mia fiducia nelle possibilità del Bianco

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Best by test

“60 partite da ricordare” di Bobby Fischer è un libro conosciutissimo che non può mancare nella biblioteca dello scacchista che sia veramente appassionato al gioco. Certo, molte analisi che il campionissimo americano effettuò a suo tempo (ricordo che il libro è del 1969!) probabilmente oggi verrebbero corrette dai cuori di silicio a cui troppi affidano il proprio giudizio esclusivo (e ricordo che Silman, considerato un eccellente didatta, non ha una grande opinione dei motori e di chi li usa…).

Nella partita n° 45 del suo celeberrimo libro (Fischer – Bisguier, Campionato dello Stato di New York, 1963 -per la cronaca, una Difesa dei Due Cavalli C59, dal curioso nome “Difesa Polerio o Suhle“) l’eccentrico americano commentò pure la sua prima mossa, con la famosa definizione: “La migliore… sperimentalmente (Best by test nell’originale)”. Il significato a me pare chiaro: Fischer intendeva sottolineare che la sua assoluta fedeltà all’apertura di Re non era solo un fatto sentimentale, ma era dovuto alla sua propria esperienza, che lo vedeva dominare proprio usando sempre e solo (tranne rare, ma cospicue eccezioni, come nel match di Reykjavik) 1. e4 al primo tratto come Bianco. Vi garantisco però che c’è stato qualcuno che ha assegnato un valore dogmatico a questa frase quasi umoristica di Bobby, e ha investito molto tempo a dimostrare che gli archivi scacchistici opportunamente elaborati negano la veridicità dell’affermazione del Campione del Mondo, essendo statisticamente un’altra (non ricordo quale) la mossa migliore sotto il profilo dell’esperienza. Resto convinto della mia opinione, con tutto il rispetto per il ponderoso studio effettuato…
Tutto questo sproloquio -devo confessarlo! 😀 -per giustificare che, come in un’altra circostanza, mi sono messo al pari dell’irraggiungibile Bobby, e mi sono commentato la prima mossa… Ma c’è un motivo “storico” per cui ciò è avvenuto. Torniamo indietro di due anni, andiamo a trovare l’amico Michele Blonna (di cui ammiro il lavoro inesauribile e la passione) nel suo circolo di Torre Angela a Roma, e sediamoci davanti a lui in prima scacchiera, durante un combattutissimo CIS di serie C. Guardate insieme a me che cosa diavolo è successo sulla scacchiera… e uscivo pure dalla notte!

Esordio di un drastico cambio di repertorio baciato da un po’ di bravura e da tanta buona sorte. Con Michele è da qui nata una bella amicizia. Anche perché non gli ho ancora dato la rivincita… 😀 Siamo sempre 1 a 0 per me!

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Sulle case nere…

Quando, ormai molti anni fa, cominciai a prendere gli scacchi con una certa serietà, mi trovai nell’ovvio probema di tutti i principianti: “E mo’ come apro?”. Ero regolarmente preso a pallate (come si dice nel tennis, altra passione giovanile) dal Maestro che, oggi, immagino sogghignasse sotto i baffi ogni volta che mi stracciava: e succedeva ogni santa volta, per circa due anni… Una volta, solitamente il sabato, su qualche “lampo” e una partita a tempo lungo; tutte le altre volte, quando ci incontravamo al leggendario circolo “Aaron Nimzowitsch“. Per quasi due anni e mezzo non riuscii non dico a vincere, ma nemmeno a pattare neanche una partita-che-fosse-una! E non dimenticherò mai quando, a casa sua, riuscii, alla fine di giugno (era uno degli ultimi incontri casalinghi programmati), a batterlo. Sospetto ancora che l’abbia fatto apposta… Ma in tutti gli altri incontri, per tanto tempo furono botte. Anzi, come si dice dalle parti mie, “mazzate alla cecata“. E non è che io fossi così fesso: per esempio, nel 1984/85 organizzammo dopo tanto tempo il torneo sociale. Degli emergenti NC e non solo (ricordo Torrice, Vendittelli, Rizza, Giella, Procacci senior, …) ero già il più forte. Nella manifestazione, su 7 turni ottenni 6 punti, sconfiggendo “bene”

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Limo Rosso

Uno dei principali problemi che il  N deve fronteggiare quando decide di adottare la Difesa Siciliana è quello di tenersi pronto ai cosiddetti “Sistemi Anti-Siciliani”. Ormai ce ne sono tanti; c’è, per esempio, l’emergente 2. a3. Adatta, forse, alle partite blitz e superblitz oggi ancor più in voga online per via dell’emergenza-Covid19, può travolgere un giocatore impreparato e poco avvezzo a “ragionare” in apertura; però, statisticamente e ad alto livello sembra decisamente critica per il B. Dopo la naturale 2… g6, le statistiche danno il 25% di vittoria al primo giocatore, il 23.1 di probabilità  di patta e ben il 51.9% di partite vinte per il N secondo 365Chess, mentre Chesstempo è ancora più impietoso per il B, visto che quest’ultimo ha uno score di 17.3/21.8/60.9% addirittura. Sembra quindi che l’allontanamento dai sentieri battuti non sia necessariamente la strada per scoperte eccitanti:

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Esordio vittorioso in “Lazio 7”!

Il neonato sodalizio tutto cassinate “Erre J Effe” (a proposito: vi abbiamo già detto che ci trovate alla “Casa della Cultura”, al parco “Baden Powell” di Cassino, vero?), affiliato al più ampio circolo “multi-territorio” “Quattro Torri-G. Castello“, era atteso al battesimo delle 64 caselle il 23 Febbraio 2020 nel Campionato Italiano a Squadre, girone Lazio 7. A farci visita, la temibile compagine dell’Accademia Scacchistica Ciociara 3, che schierava in prima scacchiera un Candidato Maestro del calibro di Massimo Megale (Elo FIDE 2023), in seconda l’espertissimo e coriaceo Domenico Procacci (2N, Elo FIDE 1740), in terza l’altra 2N Massimo Vecchio (1592) e in quarta l’esordiente NC Domenico Corobolo.

I colori cassinati erano difesi da

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Passeggiata reale

Gli ultimi due turni del Campionato Italiano a Squadre (serie C) hanno visto la nostra formazione concorrere per la promozione in serie B. Purtroppo il cammino si è fortemente complicato già al 5° turno, quando, in quel di Latina, avremmo dovuto vincere anche solo di misura per avere la quasi certezza della promozione. La sconfitta del nostro capofila Ettore Roccatani in prima scacchiera, giunta molto presto, ha imposto a Fabrizio De Cristofano, Simone Teodonio e me di cercare il risultato pieno. Probabilmente il compito più ostico era il mio: affrontare in seconda scacchiera una forte 1N con Elo di 1860 non è esattamente una passeggiata. E mentre Simone (dapprima in vantaggio, poi in posizione difficile) riusciva a pattare, Fabrizio sottovalutava le potenzialità del suo temibile avversario e doveva soccombere. Restava in gioco soltanto l’onore: ed era paradossalmente proprio una passeggiata quella che segnava la mia vittoria contro un avversario simpatico e di prestigio. Non una passeggiata qualunque, ma quella di una testa coronata, canuta e bianca. Un passo alla volta, senza fretta; una storia di altri tempi, prima del motore. In effetti, molti temi presenti in questa partita sono quasi di un vintage malinconico, con

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Precedenze in diagonale

Prima di scrivere questa analisi mi sono arrovellato nel dubbio: il Lettore non vorrà leggere in questa seconda partita mia consecutivamente pubblicata una sorta di “superbia da Prima Scacchiera Interplanetaria”? Ci ho dunque riflettuto un bel po’, poi ho deciso di pubblicare proprio questa partita. I motivi sono molteplici:
1 – è l’unica partita (oltre quella di Alex) di cui sono in possesso, e poiché la sfera di vetro è in riparazione non posso indovinare le mosse delle altre partite [che, ricordo, vanno indirizzate qui: dgtpi (chiocciola) italink punto net];
2 – è una partita secondo me molto pregevole sotto il profilo estetico e anche abbastanza istruttiva, e sono certo che il mio bravissimo avversario Paolo “Akon” Marcelli è d’accordo con me;
3 – è un esempio di come la logica dei motori scacchistici sia completamente distante dal pensiero umano.

Partiamo subito dalla terza considerazione. Nonostante di solito io cerchi di NON usare i motori,

A New York, con scalo a Londra

Con Domenico Baldassarra abbiamo avuto il piacere, qualche settimana fa, di rivedere un’antica partita giocata in un torneo di Sora di… non dico quanti anni fa, quando già risplendeva l’astro di Gianni Donarelli. Con l’inossidabile e irriducibile Mauro Catracchia rappresentammo, per un certo periodo, la triade più agguerrita dello scacchismo nella nostra provincia: Gianni, in verità, irruppe un po’ dopo e fu un’irruzione che lasciò il segno, eccome. Io e Mauro eravamo più improvvisatori, più portati all’avventurismo tattico: Gianni si presentò con una preparazione teorica e una solidità di gioco che rappresentavano delle novità nel contesto dello scacchismo del frusinate. Gli rivolgo un sommesso ma accorato appello da questo sito, anche se sono svariati anni che non abbiamo il piacere d’incontrarci: caro Gianni, che ne diresti di tornare a corteggiare l’antico amore? Le membra saranno un po’ acciaccate ma la voglia di perdersi nelle praterie degli scacchi potrebbe tornare quella d’antan! Il cavallo (e gli altri pezzi, ovviamente!) si sentirebbero in buone mani.

Domenico Baldassarra, dicevamo.

Il cammello degli Urali

Gli Urali, e segnatamente la città di Zlatoust, hanno una lunga e consolidata tradizione scacchistica: proprio a Zlatoust è nato, nel 1951, il grande Anatolij Karpov. Ma gli Urali non sono solo la patria dell’ex Campione del Mondo: il capoluogo dell’oblast’ uralico è Čeljabinsk, dove è nato il GM Evgenij Ėllinovič Svešnikov. Nel caso ve lo stiate chiedendo, la risposta è sì: si tratta proprio dell’eponimo della notissima e popolare variante della Difesa Siciliana (B33 secondo il sistema di classificazione dell’Enciclopedia), colui che ha dato il proprio nome, insieme a Lasker, alla Variante Sveshnikov. Il talentuoso GM uralico ha rivoluzionato la teoria delle aperture insieme a un pungo di “commilitoni scacchistici” della sua città, tant’è che la variante è anche chiamata “variante Čeljabinsk”, essendo stato a lungo un vero e proprio marchio di fabbrica della squadra di quella città. All’inizio guardata con sospetto e considerata largamente inferiore, per via della intrinseca debolezza del pedone d6, nelle sapienti mani dei giocatori degli Urali la variante si è evoluta in un sistema molto usato e promettente per il N; l’unica pecca, se pecca è, di Sveshnikov è che lui è un tipo altamente dogmatico: per esempio, a parte l’ovvio fatto che contro 1.e4 gioca sempre e solo la sua variante, propugna all’universo mondo la teoria che esiste un’unica variante corretta contro la Siciliana, ed è la variante Alapin. Un novello Tarrasch, dunque, che ha conquistato il mondo siculo con le sue audaci proposizioni. La sua apertura (1.e4 c5 2.Cf3 Cc6 3.d4 cxd4 4.Cxd4 Cf6 5.Cc3 e5 6.Cdb5) si presenta simile alla più posizionale

Nasino Francese

Come molti sanno, la Difesa Francese deve il suo nome al famoso match per corrispondenza giocato nel 1834 fra Londra e Parigi: la sua adozione in tutte o quasi le partite da parte del circolo francese, con lusinghieri risultati, valse all’apertura il nome che porta. Pochi invece sanno che è stata cantata anche in un album del nostro Enrico Ruggeri, ormai più di 30 anni fa!
Non è un’apertura facile da giocare per il N, ma è complicatissima da affrontare per il B. Solida, spinosa, senza fronzoli richiede comprensione strategica non comune, ma anche tanta pazienza. Nata come strumento difensivo da opporre all’Alfiere “italiano” in c4 chiudendone la “diagonale della morte” a2–>f7, si è evoluta in un’apertura dalle molteplici sfaccettature strategiche, in cui domina, come nell’Ortodossa, il problema dell’A campochiaro del N. In italiano, per i tipi della “Mursia” sono comparsi due volumi fondamentali per questa apertura (che è stata, prima della dilagante moda sicula, la regina dei giochi detti “semi-aperti”): uno, specificamente dedicato alla più recente variante Tarrasch (1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cd2), ad opera del M° Franco Zaninotto; un altro, più classico e generico ma comunque essenziale, fu scritto dal compianto MI Giorgio Porreca (“La Difesa Francese“). Probabilmente nulla descrive meglio questa difesa delle parole di Porreca: «Personalmente confesso che ogni volta che ho adottato la Francese, immancabilmente per l’intero arco della partita sono stato preda di un grande amore-odio-amore per essa: amore al principio, per la suggestione dei primi insegnamenti del M° Del Vecchio, un sensibile cultore della Francese; odio poi, per le sofferenze che essa impone per lunghe fasi di gioco; ancora amore, infine, per la soddisfazione dei risultati che essa in genere mi ha procurato (…)». Questo si legge nella mia copia, acquistata il 17 settembre 1982,

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