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Category ArchivePartite

“Best by test”

60 partite da ricordare” di Bobby Fischer è un libro conosciutissimo che non può mancare nella biblioteca dello scacchista che sia veramente appassionato al gioco. Certo, molte analisi che il campionissimo americano effettuò a suo tempo (ricordo che il libro è del 1969!) probabilmente oggi verrebbero corrette dai cuori di silicio a cui troppi affidano il proprio giudizio esclusivo (e ricordo che Silman,  considerato un eccellente didatta, non ha una grande opinione dei motori e di chi li usa…). Nella partita n° 45 del suo celeberrimo libro (Fischer – Bisguier, Campionato dello Stato di New York, 1963 -per la cronaca, una Difesa dei Due Cavalli C59, dal curioso nome “Difesa Polerio o Suhle”) l’eccentrico americano commentò pure la sua prima mossa, con la famosa definizione:

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Lo sgambetto di Capitan Evans

Qualche giorno fa ho rievocato i bei (?) tempi in cui, ogni sabato pomeriggio, andavo a casa di Sergio Sollima, il Maestro, nella convinzione di imparare qualcosa di Scacchi. In effetti, una cosa la imparai benissimo: che il Maestro fra una cordiale tazza di tè e un amabile pasticcino, si dilettava a crocchiarmi, di solito -come si dice?- in quattro e quattr’otto. Avevo 17 anni allora (era il 1981), e un’insana passione per le 64 caselle era nata a luglio, quando,

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Sulle case nere…

Quando, ormai molti anni fa, cominciai a prendere gli scacchi con una certa serietà, mi trovai nell’ovvio probema di tutti i principianti: “E mo’ come apro?”. Ero regolarmente preso a pallate (come si dice nel tennis, altra passione giovanile) dal Maestro che, oggi, immagino sogghignasse sotto i baffi ogni volta che mi stracciava: e succedeva ogni santa volta, per circa due anni… Una volta, solitamente il sabato, su qualche “lampo” e una partita a tempo lungo; tutte le altre volte, quando ci incontravamo al leggendario circolo “Aaron Nimzowitsch“. Per quasi due anni e mezzo non riuscii non dico a vincere, ma nemmeno a pattare neanche una partita-che-fosse-una! E non dimenticherò mai quando, a casa sua, riuscii, alla fine di giugno (era uno degli ultimi incontri casalinghi programmati), a batterlo. Sospetto ancora che l’abbia fatto apposta… Ma in tutti gli altri incontri, per tanto tempo furono botte. Anzi, come si dice dalle parti mie, “mazzate alla cecata“. E non è che io fossi così fesso: per esempio, nel 1984/85 organizzammo dopo tanto tempo il torneo sociale. Degli emergenti NC e non solo (ricordo Torrice, Vendittelli, Rizza, Giella, Procacci senior, …) ero già il più forte. Nella manifestazione, su 7 turni ottenni 6 punti, sconfiggendo “bene”

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Primavera al crepuscolo

La garan massa di persone conosce Boris Spasskij solo per il famosissimo e leggendario match del 1972 con Bobby Fischer, sebbene ogni scacchista sappia che in realtà Boris (classe 1938) è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, dallo stile cosiddetto “universale” e in grado di tagliare gli artigli di Petrosjan nel giugno del 1969.
Bent Larsen è meno conosciuto e -anche fra gli scacchisti- meno ricordato; tuttavia era un giocatore di spicco fra la prima metà degli anni ’60 del secolo scorso, fino alla morte per emorragia cerebrale giusto 10 anni fa.
Nel 1973, con 2660 aveva il terzo punteggio Elo nel mondo alle spalle di Bobby Fischer (a quei tempi neo-campione) e dello stesso Spasskij, ed è anche famoso per essere stato asfaltato 6-0 da Fischer nella semifinale dei candidati del 1971, come era avvenuto anche al malcapitato

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Limo Rosso

Uno dei principali problemi che il  N deve fronteggiare quando decide di adottare la Difesa Siciliana è quello di tenersi pronto ai cosiddetti “Sistemi Anti-Siciliani”. Ormai ce ne sono tanti; c’è, per esempio, l’emergente 2. a3. Adatta, forse, alle partite blitz e superblitz oggi ancor più in voga online per via dell’emergenza-Covid19, può travolgere un giocatore impreparato e poco avvezzo a “ragionare” in apertura; però, statisticamente e ad alto livello sembra decisamente critica per il B. Dopo la naturale 2… g6, le statistiche danno il 25% di vittoria al primo giocatore, il 23.1 di probabilità  di patta e ben il 51.9% di partite vinte per il N secondo 365Chess, mentre Chesstempo è ancora più impietoso per il B, visto che quest’ultimo ha uno score di 17.3/21.8/60.9% addirittura. Sembra quindi che l’allontanamento dai sentieri battuti non sia necessariamente la strada per scoperte eccitanti:

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La mossa inspiegabile

Il 31 marzo del 1970, giusto 50 anni fa, iniziò il match a squadre fra URSS e Resto del Mondo. Erano i tempi del dominio assoluto dei Sovietici, che schieravano in prima scacchiera il Campione del Mondo in carica Boris Spasskij, in seconda l’ex Campione Tigran Petrosjan (sconfitto appena l’anno prima dopo sei anni di regno), in 6a, 8a e 9a altri tre ex Campioni del Mondo (rispettivamente Smyslov, Botvinnik e Tal), mentre in 3a e in 10a (che lusso!) niente di meno che Victor Korçnoj e Paul Keres. Roba da brividi, mica barzellette… Il Resto del Mondo replicava con un inedito Bent Larsen in prima scacchiera, mentre Bobby Fischer giocava “solo” in seconda. Come detto, questa partita faceva parte del match che ebbe luogo nel 1970 tra l’Unione Sovietica e il Resto del Mondo. Ci fu una feroce polemica su chi avrebbe dovuto giocare in 1a scacchiera per la squadra RdM: Bobby Fischer o Larsen. Il danese pretese, con qualche ragione, che dovesse essere lui. Dopotutto, Bobby di fatto non aveva giocato da circa due anni (praticamente dal famoso Interzonale di Sousse del 1967, quando si ritirò clamorosamente per protesta mentre conduceva di fatto con 8.5/10) mentre Bent Larsen aveva vinto alcuni importanti tornei. Molti rimasero sbalorditi quando l’americano accettò di giocare in 2a scacchiera: in fondo Fischer difficilmente cedeva a desideri che non fossero i suoi… Un’ipotesi fu che Bobby volesse deliberatamente evitare Spasskij. Verosimilmente non per paura, ma piuttosto per mantenere segreti i suoi cospicui miglioramenti di quei due anni al Sovietico che, giustamente, si aspettava di averlo come avversario per il titolo.
Fra gli altri “restisti” vanno citati Portisch, Uhlmann e Najdorf.

E mentre nella prima partita Larsen strappava brillantemente una patta contro il Campione in una variante di Leningrado della Nimzoindiana col Nero, Fischer affrontava gli affilati artigli della Tigre…

Insomma, la scalata alla Corona era iniziata. Non si sarebbe fermata più.

 

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Indiano… al contrario.

Robert James Fischer era nato 77 anni fa, il 9 marzo 1943. Un “Pesci” (magari il segno zodiacale c’entra poco con gli Scacchi, ma Bobby lo condivide con un buon numero di personaggi famosi e tormentati…) che realizzò una carriera incredibile sotto il profilo sportivo, come molte statistiche dimostrano (e anche su Chess.com si possono trovare articoli interessanti al riguardo); che finì, un po’  come i Beatles, stritolato dal suo stesso successo; che si smarrì al punto di deragliare con tutta la sua vita, fino al drammatico epilogo finale, ben descritto sia nel fascicolo monografico di ACM che nella biografia di Frank Brady. Non intendo parlare delle enormi problematiche dell’uomo-Fischer: chi ha tempo e voglia troverà un saggio di straordinaria importanza nell’opera di Reuben Fine, scacchista mondiale, psichiatra e psicoterapeuta.

A  me piace ricordare il Fischer che, solo contro un intero sistema, strappò il titolo all’URSS; l’immenso giocatore problematico che affermò:

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Esordio vittorioso in “Lazio 7”!

Il neonato sodalizio tutto cassinate “Erre J Effe” (a proposito: vi abbiamo già detto che ci trovate alla “Casa della Cultura”, al parco “Baden Powell” di Cassino, vero?), affiliato al più ampio circolo “multi-territorio” “Quattro Torri-G. Castello“, era atteso al battesimo delle 64 caselle il 23 Febbraio 2020 nel Campionato Italiano a Squadre, girone Lazio 7. A farci visita, la temibile compagine dell’Accademia Scacchistica Ciociara 3, che schierava in prima scacchiera un Candidato Maestro del calibro di Massimo Megale (Elo FIDE 2023), in seconda l’espertissimo e coriaceo Domenico Procacci (2N, Elo FIDE 1740), in terza l’altra 2N Massimo Vecchio (1592) e in quarta l’esordiente NC Domenico Corobolo.

I colori cassinati erano difesi da

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(S)Profondo Rosso

Non ho naturalmente il benché minimo dubbio che viviamo in un’epoca, scacchisticamente parlando, lontana anni e anni-luce da quella della mia adolescenza; allo stesso modo, non ho alcun dubbio che Magnus Carlsen sia destinato a essere un fenomeno di rilievo storico. Allo stesso modo, però, sono assolutamente certo che gli Scacchi (con la “S” maiuscola) sono ben altra cosa rispetto quello che viene giocato oggi. Saranno le cadenze? Sarà il ricorso massiccio a ogni livello ai computer e ai motori, con le loro analisi fredde e inumane? Sta di fatto che, personalmente, ho grosse difficoltà a provare un qualche tipo di soddisfazione nell’esame delle partite degli ultimi 15-20 anni. Alla fine del 2018 (come qualcuno ricorderà, avevo ripreso a giocare da circa due anni), ho assistito con curiosità al Campionato del Mondo. Pur non essendone tifoso, pensavo che Carlsen avrebbe vinto senza difficoltà. Quando ho visto l’indecente spettacolo pattaiolo,

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Bobby Fischer e le “lampo”

Larry Parr (1946-2011), autore originario di questo articolo, è stato editore della rivista Chess Life dal 1985-1988 e ha scritto numerosi articoli e libri sugli scacchi. È stato anche  coautore di “The Bobby Fischer I Knew“, in collaborazione con Arnold Denker.
Quella di seguito è la traduzione di un articolo originariamente pubblicato in Inglese nel 2012 da che sul suo sito (The Chessdrum) riprese l’articolo di Parr. La prima pubblicazione avvenne sulla defunta rivista World Chess Network nel lontano 2002: era una storia su Bobby Fischer e la sua abilità nel blitz. Come sapete, io sono convinto che il mondo degli scacchi ha tuttora un debito enorme con Fischer: se  siete pronti, fate un bel respiro… e Bianco in moto!

 

Larry Parr, 
1 settembre 2002
Gli Scacchi lampo di Bobby Fischer

C’è un preconcetto diffuso sulle presunte scarse capacità di Bobby Fischer come giocatore blitz. La mia opinione è che

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