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Category ArchivePartite

Aperture approfondite

Come si sa, mi diletto a leggere anche qualche rivista in Inglese. Alcuni mesi fa, apparve un articolo molto interessante del giovane GM statunitense John Burke. Probabilmente è poco noto anche fra gli scacchisti più smaliziati, eppure è un prodigio degli scacchi: classe 2001, Burke ha raggiunto una valutazione Elo di 2601 a settembre 2015, rendendolo il giocatore più giovane di sempre a raggiungere una valutazione di 2600 o superiore. L’articolo si intitola “Not so wide, yet quite deep (Non molto ampio, ma piuttosto approfondito)”, e prende in esame il repertorio di aperture

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L’altra metà del Cielo

Lo scacchismo femminile non è particolarmente diffuso, anche se rispetto al passato si sta sviluppando moltissimo anche in Italia. A parte le battutacce retró di Bobby Fischer, che per rispetto non mi va di riportare, è davvero un peccato che “l’altra metà del Cielo” (come direbbero i Cinesi) non goda della stessa popolarità delle performance maschili. Ci sono fior di giocatrici che non hanno nulla da invidiare alla bravura dei maschietti. Basta il nome delle tre sorelle Pólgar per dimostrare la bravura delle donne, anche alla faccia di chi sosteneva che le tre ragazze ungheresi erano in realtà il frutto di un “esperimento” ben riuscito del padre… sarà anche vero, ma dalle rape non è che si può cavare il sangue, e se le tre terribili hanno raggiunto vette straordinarie evidentemente la stoffa c’è. Per dire, Judit Pólgar ha fatto fuori parecchi campionissimi maschietti… Nella storia femminile degli Scacchi più recenti (e non parlo quindi dei tempi mitici della grandissima Vera Menchik, che regnò per 17 anni prima di perdere la vita in un bombardamento durante la guerra a Londra, a soli 38 anni) i nomi di Nona Terent’evna Gaprindašvili (Campionessa mondiale dal 1962 al 1978 e prima donna a conquistare il titolo di Grande Maestro “assoluto”) e di Majja Grigor’evna Čiburdanidze (che detronizzò la Gaprindašvili diventando la più giovane campionessa della storia a soli 17 anni e mantenne il titolo per 13 anni) rappresentano vere “gigantesse”, capaci di sfoggiare prestazioni di altissimo livello che dimostrano che le ragazze hanno praterie vastissime da esplorare senza temere confronti.

Recentemente su una delle riviste americane che leggo regolarmente (beh, quasi…) mi è capitato di trovare un approfondimento didattico sul tema, sempre importantissimo, del calcolo accurato. L’Autrice era Susan Pólgar, che analizzava una posizione contro Mark Hulsey, ma soprattutto una bellissima partita del 2004 contro la grande rivale Majja Čiburdanidze. Mi è sembrata altamente istruttiva, e perciò ho deciso di riproporla qui, traducendo l’articolo in questione. I commenti sono naturalmente della Pólgar: io a certi livelli provo solo le vertigini… 😀

Avvertenze & effetti indesiderati: le analisi della Susan sono eccezionalmente complesse. Magari usate una scacchiera vera.

“Abbiamo trasmesso un nuovo episodio della serie “Fuochi d’artificio a volontà”.

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Best by test

“60 partite da ricordare” di Bobby Fischer è un libro conosciutissimo che non può mancare nella biblioteca dello scacchista che sia veramente appassionato al gioco. Certo, molte analisi che il campionissimo americano effettuò a suo tempo (ricordo che il libro è del 1969!) probabilmente oggi verrebbero corrette dai cuori di silicio a cui troppi affidano il proprio giudizio esclusivo (e ricordo che Silman, considerato un eccellente didatta, non ha una grande opinione dei motori e di chi li usa…).

Nella partita n° 45 del suo celeberrimo libro (Fischer – Bisguier, Campionato dello Stato di New York, 1963 -per la cronaca, una Difesa dei Due Cavalli C59, dal curioso nome “Difesa Polerio o Suhle“) l’eccentrico americano commentò pure la sua prima mossa, con la famosa definizione: “La migliore… sperimentalmente (Best by test nell’originale)”. Il significato a me pare chiaro: Fischer intendeva sottolineare che la sua assoluta fedeltà all’apertura di Re non era solo un fatto sentimentale, ma era dovuto alla sua propria esperienza, che lo vedeva dominare proprio usando sempre e solo (tranne rare, ma cospicue eccezioni, come nel match di Reykjavik) 1. e4 al primo tratto come Bianco. Vi garantisco però che c’è stato qualcuno che ha assegnato un valore dogmatico a questa frase quasi umoristica di Bobby, e ha investito molto tempo a dimostrare che gli archivi scacchistici opportunamente elaborati negano la veridicità dell’affermazione del Campione del Mondo, essendo statisticamente un’altra (non ricordo quale) la mossa migliore sotto il profilo dell’esperienza. Resto convinto della mia opinione, con tutto il rispetto per il ponderoso studio effettuato…
Tutto questo sproloquio -devo confessarlo! 😀 -per giustificare che, come in un’altra circostanza, mi sono messo al pari dell’irraggiungibile Bobby, e mi sono commentato la prima mossa… Ma c’è un motivo “storico” per cui ciò è avvenuto. Torniamo indietro di due anni, andiamo a trovare l’amico Michele Blonna (di cui ammiro il lavoro inesauribile e la passione) nel suo circolo di Torre Angela a Roma, e sediamoci davanti a lui in prima scacchiera, durante un combattutissimo CIS di serie C. Guardate insieme a me che cosa diavolo è successo sulla scacchiera… e uscivo pure dalla notte!

Esordio di un drastico cambio di repertorio baciato da un po’ di bravura e da tanta buona sorte. Con Michele è da qui nata una bella amicizia. Anche perché non gli ho ancora dato la rivincita… 😀 Siamo sempre 1 a 0 per me!

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Lo sgambetto di Capitan Evans

Qualche giorno fa ho rievocato i bei (?) tempi in cui, ogni sabato pomeriggio, andavo a casa di Sergio Sollima, il Maestro, nella convinzione di imparare qualcosa di Scacchi. In effetti, una cosa la imparai benissimo: che il Maestro fra una cordiale tazza di tè e un amabile pasticcino, si dilettava a crocchiarmi, di solito -come si dice?- in quattro e quattr’otto. Avevo 17 anni allora (era il 1981), e un’insana passione per le 64 caselle era nata a luglio, quando,

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Sulle case nere…

Quando, ormai molti anni fa, cominciai a prendere gli scacchi con una certa serietà, mi trovai nell’ovvio probema di tutti i principianti: “E mo’ come apro?”. Ero regolarmente preso a pallate (come si dice nel tennis, altra passione giovanile) dal Maestro che, oggi, immagino sogghignasse sotto i baffi ogni volta che mi stracciava: e succedeva ogni santa volta, per circa due anni… Una volta, solitamente il sabato, su qualche “lampo” e una partita a tempo lungo; tutte le altre volte, quando ci incontravamo al leggendario circolo “Aaron Nimzowitsch“. Per quasi due anni e mezzo non riuscii non dico a vincere, ma nemmeno a pattare neanche una partita-che-fosse-una! E non dimenticherò mai quando, a casa sua, riuscii, alla fine di giugno (era uno degli ultimi incontri casalinghi programmati), a batterlo. Sospetto ancora che l’abbia fatto apposta… Ma in tutti gli altri incontri, per tanto tempo furono botte. Anzi, come si dice dalle parti mie, “mazzate alla cecata“. E non è che io fossi così fesso: per esempio, nel 1984/85 organizzammo dopo tanto tempo il torneo sociale. Degli emergenti NC e non solo (ricordo Torrice, Vendittelli, Rizza, Giella, Procacci senior, …) ero già il più forte. Nella manifestazione, su 7 turni ottenni 6 punti, sconfiggendo “bene”

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Primavera al crepuscolo

La garan massa di persone conosce Boris Spasskij solo per il famosissimo e leggendario match del 1972 con Bobby Fischer, sebbene ogni scacchista sappia che in realtà Boris (classe 1938) è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, dallo stile cosiddetto “universale” e in grado di tagliare gli artigli di Petrosjan nel giugno del 1969.
Bent Larsen è meno conosciuto e -anche fra gli scacchisti- meno ricordato; tuttavia era un giocatore di spicco fra la prima metà degli anni ’60 del secolo scorso, fino alla morte per emorragia cerebrale giusto 10 anni fa.
Nel 1973, con 2660 aveva il terzo punteggio Elo nel mondo alle spalle di Bobby Fischer (a quei tempi neo-campione) e dello stesso Spasskij, ed è anche famoso per essere stato asfaltato 6-0 da Fischer nella semifinale dei candidati del 1971, come era avvenuto anche al malcapitato

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Limo Rosso

Uno dei principali problemi che il  N deve fronteggiare quando decide di adottare la Difesa Siciliana è quello di tenersi pronto ai cosiddetti “Sistemi Anti-Siciliani”. Ormai ce ne sono tanti; c’è, per esempio, l’emergente 2. a3. Adatta, forse, alle partite blitz e superblitz oggi ancor più in voga online per via dell’emergenza-Covid19, può travolgere un giocatore impreparato e poco avvezzo a “ragionare” in apertura; però, statisticamente e ad alto livello sembra decisamente critica per il B. Dopo la naturale 2… g6, le statistiche danno il 25% di vittoria al primo giocatore, il 23.1 di probabilità  di patta e ben il 51.9% di partite vinte per il N secondo 365Chess, mentre Chesstempo è ancora più impietoso per il B, visto che quest’ultimo ha uno score di 17.3/21.8/60.9% addirittura. Sembra quindi che l’allontanamento dai sentieri battuti non sia necessariamente la strada per scoperte eccitanti:

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La mossa inspiegabile

Il 31 marzo del 1970, giusto 50 anni fa, iniziò il match a squadre fra URSS e Resto del Mondo. Erano i tempi del dominio assoluto dei Sovietici, che schieravano in prima scacchiera il Campione del Mondo in carica Boris Spasskij, in seconda l’ex Campione Tigran Petrosjan (sconfitto appena l’anno prima dopo sei anni di regno), in 6a, 8a e 9a altri tre ex Campioni del Mondo (rispettivamente Smyslov, Botvinnik e Tal), mentre in 3a e in 10a (che lusso!) niente di meno che Victor Korçnoj e Paul Keres. Roba da brividi, mica barzellette… Il Resto del Mondo replicava con un inedito Bent Larsen in prima scacchiera, mentre Bobby Fischer giocava “solo” in seconda. Come detto, questa partita faceva parte del match che ebbe luogo nel 1970 tra l’Unione Sovietica e il Resto del Mondo. Ci fu una feroce polemica su chi avrebbe dovuto giocare in 1a scacchiera per la squadra RdM: Bobby Fischer o Larsen. Il danese pretese, con qualche ragione,

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Indiano… al contrario.

Robert James Fischer era nato 77 anni fa, il 9 marzo 1943. Un “Pesci” (magari il segno zodiacale c’entra poco con gli Scacchi, ma Bobby lo condivide con un buon numero di personaggi famosi e tormentati…) che realizzò una carriera incredibile sotto il profilo sportivo, come molte statistiche dimostrano (e anche su Chess.com si possono trovare articoli interessanti al riguardo); che finì, un po’  come i Beatles, stritolato dal suo stesso successo; che si smarrì al punto di deragliare con tutta la sua vita, fino al drammatico epilogo finale, ben descritto sia nel fascicolo monografico di ACM che nella biografia di Frank Brady. Non intendo parlare delle enormi problematiche dell’uomo-Fischer: chi ha tempo e voglia troverà un saggio di straordinaria importanza nell’opera di Reuben Fine, scacchista mondiale, psichiatra e psicoterapeuta.

A  me piace ricordare il Fischer che, solo contro un intero sistema, strappò il titolo all’URSS; l’immenso giocatore problematico che affermò:

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Esordio vittorioso in “Lazio 7”!

Il neonato sodalizio tutto cassinate “Erre J Effe” (a proposito: vi abbiamo già detto che ci trovate alla “Casa della Cultura”, al parco “Baden Powell” di Cassino, vero?), affiliato al più ampio circolo “multi-territorio” “Quattro Torri-G. Castello“, era atteso al battesimo delle 64 caselle il 23 Febbraio 2020 nel Campionato Italiano a Squadre, girone Lazio 7. A farci visita, la temibile compagine dell’Accademia Scacchistica Ciociara 3, che schierava in prima scacchiera un Candidato Maestro del calibro di Massimo Megale (Elo FIDE 2023), in seconda l’espertissimo e coriaceo Domenico Procacci (2N, Elo FIDE 1740), in terza l’altra 2N Massimo Vecchio (1592) e in quarta l’esordiente NC Domenico Corobolo.

I colori cassinati erano difesi da

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