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Il cammello degli Urali

Il cammello degli Urali

Gli Urali, e segnatamente la città di Zlatoust, hanno una lunga e consolidata tradizione scacchistica: proprio a Zlatoust è nato, nel 1951, il grande Anatolij Karpov. Ma gli Urali non sono solo la patria dell’ex Campione del Mondo: il capoluogo dell’oblast’ uralico è Čeljabinsk, dove è nato il GM Evgenij Ėllinovič Svešnikov. Nel caso ve lo stiate chiedendo, la risposta è sì: si tratta proprio dell’eponimo della notissima e popolare variante della Difesa Siciliana (B33 secondo il sistema di classificazione dell’Enciclopedia), colui che ha dato il proprio nome, insieme a Lasker, alla Variante Sveshnikov. Il talentuoso GM uralico ha rivoluzionato la teoria delle aperture insieme a un pungo di “commilitoni scacchistici” della sua città, tant’è che la variante è anche chiamata “variante Čeljabinsk”, essendo stato a lungo un vero e proprio marchio di fabbrica della squadra di quella città. All’inizio guardata con sospetto e considerata largamente inferiore, per via della intrinseca debolezza del pedone d6, nelle sapienti mani dei giocatori degli Urali la variante si è evoluta in un sistema molto usato e promettente per il N; l’unica pecca, se pecca è, di Sveshnikov è che lui è un tipo altamente dogmatico: per esempio, a parte l’ovvio fatto che contro 1.e4 gioca sempre e solo la sua variante, propugna all’universo mondo la teoria che esiste un’unica variante corretta contro la Siciliana, ed è la variante Alapin. Un novello Tarrasch, dunque, che ha conquistato il mondo siculo con le sue audaci proposizioni. La sua apertura (1.e4 c5 2.Cf3 Cc6 3.d4 cxd4 4.Cxd4 Cf6 5.Cc3 e5 6.Cdb5) si presenta simile alla più posizionale variante Kalashnikov (1.e4 c5 2.Cf3 Cc6 3.d4 cxd4 4.Cxd4 e5 5.Cb5 d6); uno sguardo ai diagrammi qui sotto dà l’idea delle differenze e delle analogie fra le due varianti.

A sn, la variante Sveshnikov della Difesa Siciliana; a dx la variante Kalashnikov.

“Simile”, naturalmente, non vuol dire “uguale”, e infatti i piani strategici, specialmente del N, possono essere profondamente differenti: per esempio, può esserci una diversa soluzione al problema dello sviluppo dell’A camposcuro del N, che nel primo caso può essere messo in b4, c5 o (più comunemente) e7, mentre un’idea, nel secondo caso, è la manovra Ae7-g5, per scambiare un pezzo potenzialmente cattivo con quello avversario. In linea generale, la scelta di …Cc6 alla seconda mossa indica che il N vuole giocare o il Dragone Accelerato (che prevede un rapido fianchetto in g7, senza la consueta spinta in d6 del Dragone normale), oppure una variante come quelle in questione, che prevedono una precoce spinta in e5. Per quanto riguarda la Kalashnikov, la spinta in e5 già al quarto tratto indica la volontà di contrastare radicalmente l’occupazione del centro, sperando di compensare la debolezza della casa d5 e del pedone d6 attraverso concrete possibilità un gioco attivo dei pezzi con attacco sull’ala di R.  Dal canto suo, il B ha fra i suoi piani la pressione sulla debolezza in d5 con la formazione Maroczy spingendo presto in c4 oppure tentare una rapida mobilitazione dei pezzi con 6.C1c3. Questa mossa può portare anche ad un rientro nella variante Sveshnikov per trasposizione. La Sveshnikov (o Lasker, o Pelikan, o Čeljabinsk, o una composizione a scelta di tutti i nomi…), d’altra parte, occupa un posto ormai di grande importanza nella teoria delle aperture, e su di essa esistono decine di monografie. Forse la più monumentale in termini di risorse impegnate è quella curata dall’edizione Sahovski Informator: decisamente sovradimensionata per l’uso normale dei giocatori di infimo livello (come me), è tuttavia utile, perché davvero esauriente e ricca di partite tematiche, anche molto recenti e per lo più ben giocate.

 

 

La variante Sveshnikov è oggi ritenuta un’arma efficacissima per il N contro l’apertura del pedone di R. In essa (e come nella Kalashnikov) il N gioca prestissimo la spinta in e5 lasciando al Bianco il controllo della vitale casa “d5”, controllo che può essere amplificato posizionando un A in g5 (inchiodando il Cavallo f6, pezzo vitale, per il N, per controllare la casa in questione) e l’altro in c4.  La pratica ha però dimostrato che il gioco molto attivo attivo dei pezzi del N, alcune risorse tattiche, il controllo delle case centrali “d4” e “f4” e la potenziale massa centrale dei pedoni Neri (realizzabile se il B cambia in f6) forniscono un buon compenso per queste deficienze posizionali: ne viene fuori insomma una situazione sbilanciata che promette possibilità ad entrambi i colori.
Un “trucchetto” per evitare la Sveshnikov è, in definitiva, quello che il mio espertissimo avversario Fulvio Pantano ha adottato nella nostra partita: sembra chiaro, infatti, che l’ordine iniziale di mosse adottato da Fulvio cerca di impedire al N di entrare in quel sistema, e confonde le acque anche nel caso il N volesse giocare la Kalashnikov. Giusto, no? Beh, dipende, diciamo…

 

 

Lo svolgimento di questa partita dimostra una serie di cose: 1 – come diceva Alekhine, se si risponde all’avversario che gioca mosse “strane” in apertura con un piano di sviluppo standard, è facile che si vada a stare peggio; 2 – per l’ennesima volta, almeno in questo Campionato, il buon feeling con le aperture si dimostra decisivo, per lo meno da un certo livello in su; 3 – Fulvio è un avversario che non demorde mai, e la descrizione affettuosa che ho fatto di lui credo gli calzi a pennello; 4 – La Siciliana va studiata, non si può improvvisare, almeno nelle sue varianti principali. E parlo sia del B, che del N.
Come? Non ho capito… Ah, già! Dimenticavo: 5 – l’immagine del cammello e il titolo si devono a… sì, avete indovinato: allo stemma di Čeljabinsk!

©® 2018 Erre J Effe, analisi, commenti & strafalcioni di Fabio MARINO

NB: nessun motore o programma scacchistico è stato bistrattato o ha subito violenze per l’analisi di questa partita.

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