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Aperture approfondite

Aperture approfondite

Come si sa, mi diletto a leggere anche qualche rivista in Inglese. Alcuni mesi fa, apparve un articolo molto interessante del giovane GM statunitense John Burke. Probabilmente è poco noto anche fra gli scacchisti più smaliziati, eppure è un prodigio degli scacchi: classe 2001, Burke ha raggiunto una valutazione Elo di 2601 a settembre 2015, rendendolo il giocatore più giovane di sempre a raggiungere una valutazione di 2600 o superiore. L’articolo si intitola “Not so wide, yet quite deep (Non molto ampio, ma piuttosto approfondito)”, e prende in esame il repertorio di aperture di Bobby Fischer (che, com’è noto, aveva un campione alquanto ristretto di varianti, alle quali rimase sempre fedele). Siccome mi ha colpito molto, ho pensato di proporre qui una traduzione di una parte dell’articolo, che prende in esame la famosa partita Unzicker-Fischer, giocata alle Olimpiadi di Varna nel 1962. E credo che sia un’esperienza interessante, quella di leggere argomentazioni e commenti non di un sotto-CM o poco più, ma di un giovane e valente Grande Maestro internazionale. Anche perché scrive cose piuttosto “off beat“. O, se preferite, controcorrente… 😉
Chi volesse avere analisi di prima (anzi, primissima!) mano sulla partita, può consultare il classico “60 partite da ricordare“, e andare alla partita n° 42, intitolata -presumo non casualmente- “Giocando a orecchio”. I medesimi volonterosi troveranno il commento alla partita nel volume 4 de “I miei grandi predecessori”, di Garry Kasparov (è la partita n° 70). A questo proposito, ho inserito nell’analisi di Burke brevi note in corsivo, con le valutazioni dei due Campioni del Mondo.
È tempo di lasciare la parola a John, anche se mi sono permesso di evidenziare col grassetto alcuni suoi pensieri. 🙂

 

Not so wide, yet quite deep (di GM J. Burke)

Bobby Fischer era molto conosciuto per la sua fedeltà nella scelta di ogni variante di apertura.Egli non giocava una grande varietà di difese con i pezzi neri, ma il suo lavoro assolutamente estremo sulle aperture significava che egli le conosceva come le dita della sua mano. La tipica partita di scacchi ha fatto parecchi passi avanti da allora, ma questo approccio è ancora possibile anche gli scacchi moderni. Sembra invece che esista un mito secondo cui l’analisi con il computer e una preparazione avanzata sulle aperture richiede ai giocatori di élite di giocare ogni tipo di apertura esistente per evitare di essere preso in castagna all’avversario. Comunque, per contrastare questa teoria, vorrei che poneste attenzione a un certo Maxime Vachier-Lagrave, il quale gioca pressoché esclusivamente la Najdorf e la Grünfeld, entrambe difese a suo tempo adottate da Bobby Fischer. Non ci sono dubbi al riguardo: Bobby sapeva esattamente quello che faceva!
L’apertura più facilmente associata a Fischer è senza dubbio la  variante Najdorf della Siciliana, che è stata pressoché sempre la sua scelta contro la prima mossa del pedone di Re. Infatti, in generale, questa variante è diventata la risposta più popolare a 1. e4, ma negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso in realtà era una invenzione relativamente recente. Ciò che ho trovato estremamente interessante scorrendo tutte le 79 partite registrate di Bobby Fischer con la Najdorf è stata la superiorità della sua comprensione dei temi posizionali dell’apertura se paragonata a quella dei suoi avversari. Oggigiorno noi abbiamo la possibilità di accedere a centinaia di migliaia di partite illustrative che hanno scolpito alcuni motivi nelle nostre teste. A quei tempi, era Fischer che stava creando questi motivi. La migliore possibilità che la maggior parte dei giocatori aveva contro Bobby era cercare di entrare in linee molto taglienti con 6. Ag5, in cui il gioco si svolge in maniera estremamente concreta e di quando in quando gli poteva capitare di avere un incidente di calcolo. Nelle linee posizionali, d’altra parte, Fischer era pressoché invincibile.

Insomma, Burke, 19 anni, ritiene ancora, dall’alto dei suoi 2600 punti Elo, che ci sia da  imparare molto dalle partite di gente come Fischer, e che l’approccio “minimalista” alle aperture non è così sbagliato, come vorrebbero i tifosi del modernismo AlphaZeroista o Carlesiano d’oggidì.

John M. Burke, Grande Maestro internazionale, qui all’età di 14 anni.

Mi si perdonerà infine se, per  quanto il principio di autorità non venga giustamente più molto seguito, considero ben più attendibili le opinioni di un GM, rispetto a uno dei tanti M-CM-1N, magari neanche dotati di punteggio eccelso. Come dite? Sono polemico? Beh, sì… 😀

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